Ciclismo
Fausto Coppi, 50 anni dopo
50 anni fa moriva il grande ciclista. Oggi a migliaia in omaggio a Castellana.
LaPresse
Marco Arceri 02/01/2010
Il 2 gennaio 1960 si spegneva di malaria a Tortona Fausto Coppi, l’uomo che ha trasformato il ciclismo in leggenda. Cinquant’anni dopo è uno sport che ancora vive e si nutre del mito di Coppi, delle sue vittorie e delle sue rivalità (la più celebre quella con Bartali): qualche sfumata foto in bianco e nero sprigiona ancora il profumo di un ciclismo antico, poca tecnologia e tanta improvvisazione artigianale (eppure, forse, già qualcosa di doping).Di quel mondo Coppi fu il principe. 122 vittorie in carriera, cinque Giri d’Italia, due Tour de France, tre Milano-Sanremo, cinque giri della Lombardia, una Parigi-Roubaix, una Freccia Vallone, 22 vittorie di tappa al Giro e 9 al Tour, un Mondiale e quattro campionati italiani su strada: questi i successi principali in un enorme palmares.
Con Bartali fu rivalità vera e sana. L’Italia del dopoguerra, già divisa politicamente, si spaccava come una mela anche nello sport. Eppure di quel dualismo l’immagine più celebre, lo scatto più famoso è quello che ritrae i due mentre si passano una borraccia nel Tour del ’52. L’Italia contadina del dopoguerra impazziva per un ciclista, un uomo di fatica; dieci anni dopo, nel pieno del boom economico, il calcio e i motori ne avrebbero preso il posto.
Per gli amanti del ciclismo Coppi è come se fosse morto ieri, anzi, come se non fosse mai morto. In 3000 sono venuti in mattinata a Castellania (Alessandria), dove Coppi è nato il 15 settembre, per la messa celebrativa. C’era anche il figlio di Gino Bartali, Andrea. Nel pomeriggio le celebrazioni si sono chiuse a Tortona, dove Coppi morì: la traiettoria del più grande ciclista della storia descritta in una giornata.
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