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La festa è finita
Otto anni di squalifica e record cancellato. Questa la punizione per Justin Gatlin, positivo al testosterone.
AP
Marco Arceri 23/08/2006
Dopo i grandi meeting dell'estate, le prestazioni di Wariner, Liu Xiang, Asafa Powell, l'atletica paga un brusco risveglio e torna a parlare di doping. Venerdì scorso la scoperta della positività di Marion Jones, oggi la sentenza contro Justin Gatlin, trovato positivo il 22 aprile scorso al testosterone. L'Usada, l'agenzia statunitense antidoping, ha picchiato duro: otto anni di squalifica e primato mondiale dei 100 metri (9"77, in coabitazione con Asafa Powell) cancellato.Dunque per il campione olimpico dei 100 e mondiale dei 100 e 200, la carriera virtualmente finisce qui. Seppure ancora giovane, otto anni di squalifica sono davvero tanti. L'unica possibilità è che in appello l'arbitrato decida per un forte sconto di pena. Cosa che pare però al momento improbabile, dato che già questa sentenza è in un certo modo clemente: Gatlin è alla seconda positività (la prima quando era ancora studente), e l'Usada l'ha graziato dalla squalifica a vita solo per la sua collaborazione con gli organi inquirenti.
"Il corridore ha collaborato con noi dandoci informazioni preziose - ha spiegato il segretario generale dell'agenzia, Travis Tygart - per questo lo abbiamo squalificato per soli otto anni". Gatlin ha sempre sostenuto di non aver volontariamente assunto steroidi. Tesi ben differente da quella diffusa in un primo momento dal suo allenatore Trevor Graham, che parlava di un complotto ordito a suo danno da un fisioterapista.
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