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Besozzi ad un passo da Mennea
A soli 19 anni Andrew Howe Besozzi corre i 200 in 20''28: in Italia solo Mennea ha fatto meglio di lui. E così i Mondiali juniores di Grosseto diventano il trampolino di lancio per il giovane italo-americano.
Marco Arceri 03/03/2005
Di Andrew Howe Besozzi, l’italiano d’America, si parlava bene già da tempo. I tecnici federali, seppur sottovoce, giuravano sulle qualità atletiche e nervose dell’atleta: era solo da sgrezzare tecnicamente, magari da ripulire un po’ nella tecnica del salto, e l’Italia si sarebbe ritrovata tra le mani un vero e proprio gioiellino perché, assicuravano, la stoffa c’è.
Ebbene, a Grosseto, Mondiali juniores, Andrew ha messo d’accordo tutti, bruciando le tappe della sua maturazione. Prima l’oro nel salto in lungo, poi la vittoria nei 200, con il tempo di 20’’28. Al di sotto di quel 20’’59 considerato il discrimine per la qualificazione alle Olimpiadi: Howe andrà ad Atene, dunque, e ci andrà come stella della selezione italiana. La gara non ha avuto storie, gli avversari sono stati ridotti al rango di comparse: Howe ha staccato tutti già dalla prima curva ed ha progressivamente incrementato il suo vantaggio. Il secondo,il sudafricano Julius Leigh, è stato distanziato di ben 6 decimi. Terzo il velocista di Trinidad, James Jamil, con il tempo di 21’’00.
Per gli amanti dell'atletica veder correre Howe, con il suo stile pulito, la falcata ampia e potente, il coordinamento perfetto con la parte superiore del busto, è un vero spettacolo. Un solo peccato: alla rassegna iridata è mancato Usain Bolt, il jamaicano che in primavera aveva corso con il tempo di 19''93 (record della categoria juniores). Lui e Howe rappresentano senza dubbio il nuovo dell'atletica, proprio mentre i grandi mostri sacri (la Jones, Tim Montgomery) annaspano tra brutte storie di doping e Trials deludenti.
L’exploit di Howe merita attenzione soprattutto per una ragione: è il secondo miglior tempo di sempre, nella storia italiana dei 200, dopo il 19’’72 di Pietro Mennea, record del mondo a Città del Messico, 1979. L'attuale primato della specialità, quello di Michael Johnson, è di 19''32. Mennea ha giudicato in modo lapidario l’impresa del suo erede: “Ha più talento di quanto ne avevo io. E’ americano e di colore, si vede, ha l’atletica nel sangue. Ma è cresciuto da noi, è un nostro prodotto di cui dobbiamo andare fieri. Ora deve evitare lo stress e continuare a stare tranquillo: in prospettiva può essere il migliore, ma non deve avere fretta. Ha tutto il futuro davanti”.
L’investitura di Pietro il Grande non fa altro che aumentare le attese sulle prestazioni di Howe. Certo Atene non sarà una passerella trionfale, ma un campo di allenamento in cui confrontarsi con il Gotha dell’atletica mondiale. Ma, a dispetto della giovane età, Howe ha le idee ben chiare e un’invidiabile capacità di organizzare la propria vita. Per prepararsi ai Mondiali, si è rinchiuso per sei mesi nel centro di Vigna di Valle, lui, la madre (Renée Felton, ex ostacolista sui 100 ed attuale allenatrice del figlio) e basta. E su questo è stato molto chiaro: “Abbiamo lavorato duramente, io e lei. A nessuno passi per la testa di prendersi meriti che non ha”.






















