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La ricetta del successo

Dove sarà il segreto del calcio inglese oggi padrone d'Europa? Nessun miracolo, ma un insieme di attenzione e coraggio.

roma,manchester united,doni,cristiano ronaldo,champions league calcio 2007 08 AP Marco Arceri 11/04/2008 Tutta Europa vuole copiare il miracolo. Soprattutto chi come l’Italia è alla spasmodica ricerca del primato perduto. Tre inglesi in semifinale di Champions League, una obiettivamente (il Manchester United) che gioca il miglio calcio d’Europa e del mondo: dove sarà il segreto del successo? Nei soldi, nei campioni, nella programmazione, in tutte queste cose che abbiamo citato?

La verità è che i successi sono come dei minestroni, e il risultato è qualcosa di più della somma delle singole componenti. I soldi, certamente. Le società inglesi sono floride, e in questo caso il calcio è figlio della società: l’Inghilterra viene da un decennio di rapidissima crescita economica, che ha attirato capitali da ogni parte del mondo.

Ma la cassa piena non è solo il frutto delle iniezioni di liquidità di qualche munifico mecenate. E’ il risultato di una vera e propria progettazione economica, con gli stadi di proprietà e lo sfruttamento scientifico del merchandising. E se negli anni passati il Chelsea di Abramovich ha comprato a destra e manca, oggi l’abbondanza economica viene gestita con la testa sulle spalle. Spendere sì, quando serve e quanto è giusto: più di 30 milioni di euro per Fernando Torres il Liverpool ha ritenuto fosse un prezzo giusto.

Il calcio inglese però non si butta all’inseguimento dissennato di giocatori già affermati, ma setaccia il mondo o se li costruisce in casa. L’Arsenal con Adebayor e Fabregas è un esempio inflazionato. Ma anche Manchester United e Liverpool sanno muoversi bene nelle periferie dell’impero calcistico. Hanno conoscenze, osservatori sparpagliati, in qualche caso scuole calcio convenzionate: tutte strutture e strumenti costruiti passo dopo passo, non nello spazio di un estate.

Infine l’allenatore. Ferguson e Wenger sono i padroni di Manchester e Arsenal, Benitez lo sta diventando del Liverpool. Gli allenatori non sono solo tecnici, ma anche manager: pianificano e gestiscono tutto. Hanno parola di vita o di morte nella società. Soprattutto presidenti e proprietari (con l’eccezione parziale del sanguigno Abramovic al Chelsea) si ritirano in buon ordine di fronte alle scelte dei loro potenti dipendenti.

Dunque il miracolo inglese è dovuto all’intersezione di molti fattori e non alla loro semplice somma. Una ricetta che a Londra e dintorni ha funzionato perfettamente, ma non è detto che sia la stessa cosa se riadattata in salsa italiana (per esempio). Ma il calcio italiano capirà la lezione? Ne dubitiamo, quando veniamo a sapere che il Milan (pure tra le società più sagge, vedi Kakà e Pato) voglia a tutti i costi riprendersi una stella sul viale del tramonto come Shevchenko.

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