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Tutti contro Ivan Basso

I team del Pro Tour contro la Discovery: fuori dal circuito chi ingaggia ciclisti legati all'Operacion Puerto.

sport,ciclismo,tour de france,2006,basso Marco Arceri 09/12/2006 Tutti contro Ivan. Proprio quando le ombre di un coinvolgimento in una brutta storia di doping sembravano sparire e il ciclista varesino era stato riammesso nella nobiltà del ciclismo con tanto di nuovo ingaggio, questa volta alla Discovery Channel. Il problema però è che tutti, chi più chi meno, ce l’hanno con Basso. Per esempio dalla Csc, la sua vecchia squadra, continuano a partire saltuarie bordate.

Molti colleghi non hanno affatto apprezzato la disponibilità espressa da Ivan al test genetico antidoping. “Ivan ha dato la sua disponibilità solo a inchiesta spagnola conclusa e a contratto con la Discovery firmato” ha sparato Paolo Bettini. L’ultimo contenzioso è stato sollevato ora dall’IPCT, l’International Professional Cycling Team, il ‘sindacato’ delle squadre di ciclismo.

L’assemblea generale tenutasi a Bruxelles infatti si è espressa quasi all’unanimità contro la Discovery Channel. “E’ una questione di rispetto delle regole – ha spiegato un portavoce – la linea del codice etico è chiara: una squadra che appartiene al Pro Tour non può ingaggiare un corridore coinvolto nella Operacion Puerto (la famigerata inchiesta spagnola sul doping, che ora minaccia anche di allargarsi al mondo del calcio, ndr)”.

Insomma, il ritorno di Ivan Basso sembra non far piacere a molti. Del resto la maggior parte delle squadre aveva firmato un codice etico in cui si impegnava a non arruolare alcun corridore rimasto implicati nella vicenda. Resta ora da capire se quella dell’IPCT è una semplice dichiarazione di intenti, o può portare a qualcosa di ben più sostanzioso.

Per esempio il ritiro della licenza alla Discovery Channel per prendere parte al circuito Pro Tour. Il che vorrebbe dire per Ivan Basso l’esclusione dal Giro d’Italia e dal Tour de France, tappe obbligate per un 2007 che il varesino vorrebbe lanciato all’insegna del riscatto. Per ora comunque il team americano promette battaglia. Johan Bruyneel, team manager: “Sappiamo di avere dei nemici, ma sapremo anche tutelarci. Mi domando perché altri team come la Lampre o la Euskaltel che hanno altri corridori nella stessa situazione, non sono stati tirati in ballo”.

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