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Di nome, ma non di fatto

Proponiamo una breve finestra sulle notizie curiose prese in giro per il mondo. Protagonista dell'esordio della rubrica, l'omonimia.

sport,serie a,jordan,basket,air michael Brian Stefen Paul 09/12/2005

Sul fatto che le "prelibatezze"promosse dai fast food facciano più o meno male alla salute e, di conseguenza, all’attività agonistica, è affare sul quale la discussione è aperta, ma che potessero finire di far bene alle tasche di un atleta non di particolare considerazione ora è un fatto chiaro e lampante. Basta sentire cosa è accaduto ad Arriel McDonald (un nome, un destino), giocatore di basket, esattamente della squadra spagnola del Girona (ma certamente più famoso per la militanza nel Maccabi e nel Panathinaikos).

Ma spieghiamo, andando con ordine. Nel 2002, il nostro (che giocava ancora in Israele) partecipa a una campagna pubblicitaria di una catena di fast food, la Burger King, concorrenziale a quella che porta il suo stesso cognome. Lo slogan principale è semplice ed efficace: “Anche un McDonald preferisce i Burger King”. In un secondo momento, il giocatore prova a smarcarsi dallo slogan pubblicitario, dichiarando urbi et orbi che spesso sazia la sua fame anche al McDonald’s.

Ecco così che la sua frase viene utilizzata in un contro-spot prodotto per neutralizzare lo slogan pro-Burger King. Apriti cielo: il nostro denuncia McDonald’s per aver utilizzato senza autorizzazione le sue battute. Risultato: un risarcimento di 150.000 dollari. Ma la catena di fast food non ci sta e denuncia a sua volta il cestista, condannato questa volta a versare 20.000 dollari alle casse della multinazionale per averne offeso il buon nome. Insomma, lo slogan giusto lo proponiamo noi: "McDonald's fa bene solo a McDonald".

A proposito di omonimi: come reagireste se la vostra squadra del cuore annunciasse l’ingaggio di nientedimenoche Michael Jordan? Immaginate la gioia dei tifosi del Colonia quando hanno appreso che il proprio club aveva ingaggiato MJ sino alla fine della stagione. Il fatto è che non si trattava dell’ex giocatore dei Chicago Bulls, ma di un omonimo 27enne dalla carriera molto diversa da quella del collega più famoso: il nostro, infatti, non ha mai giocato nella NBA ma si è messo in evidenza militando nelle fila della tedesca Artland Dragons e della lettone BK Ventspils.















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