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Freddi Adu: 14 anni per stupire il calcio

A soli 14 anni ha esordito nelle Major League Soccer. Gioca nei DC United, ha un contratto da 500.000 dollari e ricchi accordi pubblicitari. Viene dal Ghana l’uomo che proverà a sdoganare il calcio negli States. Tutto iniziò con una lotteria.

sport,calcio,usa,freddi adu,major league soccer Claudio Moretti 14/04/2004 Bisogna soffiare via la polvere dagli annali più ingialliti e correre indietro fino al 1887 per trovare un altro quattordicenne in una lega pro americana. Era Fred Chapman e giocava a baseball con Philadelphia.
Centodiciassette anni dopo Freddi Adu ha esordito nella Major League Soccer. Ma non è stata la stessa cosa.

Senza aver giocato una singola partita Adu era il calciatore più pagato in America con 500.000 dollari, aveva un contratto con la Nike per calzare le sue scarpe e un accordo pubblicitario con la Pepsi.
Nasce in Ghana e impara a giocare a calcio prima che a camminare. Anzi vive il pallone, più che giocarlo. Senza allenatore, senza niente. Imparava dal suo istinto. E basta.

Amelia, la madre, mostra le foto: è Freddy, e sempre con l’immancabile pallone. Lei, la sua prima fan, gliene procurava sempre uno.
Nel ’98 la famiglia Adu vince alla lotteria. E non è un modo di dire. L’ambasciata americana in Ghana mette in palio un visto per gli Usa. Esce il numero giusto e per Freddi finiscono le partite in strada. Aveva otto anni. E’ triste lasciare la sua terra. E’ dura all’inizio. Poco dopo il trasferimento a Washington il padre abbandona la famiglia e non si farà mai più vedere.

Amelia, rimasta sola, sbarca il lunario facendo due lavori. Si alza alle 5 e tira avanti fino alle 7. Intanto Freddy inizia a mostrare il suo dono. Lo ingaggia una squadra locale e lui eccelle pur giocando con gente di 5 o 6 anni più grande di lui.

A dieci anni viene in Italia per un torneo internazionale con gli States. Lo vince e si porta pure a casa il titolo di miglior giocatore. A quel punto c’è già chi decide di scommettere forte su di lui. E’ l’Inter, che gli offre 750.000 dollari. A dieci anni. La madre dice di no e lo fa allenare, invece, in Florida con la nazionale giovanile americana. Presa la cittadinanza lo scorso anno partecipa ai mondiali under 17. Segna quattro goal e fa girare parecchie teste.

Nella seconda partita del torneo affronta la Sierra Leone. Sul punteggio di 1-1 e dopo un trattamento di tortura alle sue caviglie, all’ottantottesimo Freddy si invola. Salta un difensore, il portiere e momenti entra pure in porta.

Nonostante munifiche multinazionali si siano mosse a suon di dollari, mamma Amelia resta ben salda al comando delle operazioni. Prima dell’esordio ha posto un’altra condizione: che completasse un corso di studio accelerato per sportivi. Lo scorso mese Freddi ha terminato l’high school alla Florida Academy e riceverà il suo diploma a maggio.
E’ ancora un quattordicenne che gioca con la playstation e “quando entro in campo mi ritrovo in un altro mondo che mi diverte da matti”.

(1-continua)
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