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Gp di Monaco, tutto inizio’ da una bicicletta
Senza l’ardire di una manciata di pionieri e le visione di Anthony Noghès non saremmo qui. A nessuno salterebbe la mosca al naso di una tale follia. Il circuito di Monaco nasce nel 1929. Ripercorriamo la storia della leggendaria gara cittadina.
Claudio Moretti 19/05/2004
Le origini
Nel 1890 nasce la “Monaco Cycling Sporting Association”, un club per tutti gli appassionati di ciclismo del Principato e dintorni. La vocazione alla velocità segue il progresso tecnologico e nel 1907 di pari passo con l’inesorabile crescita delle macchine a motore diviene “Monaco Cycling and Automobile Sporting Association”.
Una mattina del 29 marzo 1925 i cinque membri del club votano per cambiare il nome del club in “Automobile Club de Monaco”. I motori hanno preso ormai il sopravvento e il sogno del club è quello di entrare a far parte dell’attuale “Federazione Internazionale dell’Automobile”. Il commissario generale Anthony Noghès va a Parigi per svolgere il suo compito diplomatico. Torna a mani mezze vuote: il club monegasco potrà organizzare gare motoristiche ma non all’interno del territorio del Principato.
La sfida
Anthony Noghès non ci sta e il suo sogno diventa una sfida: correre a Monaco. Disegna il circuito che in larga parte è rimasto lo stesso di oggi. Sembra una pazzia. Una corsa di automobili lanciate a velocità folli all’interno di una città. In tanti frenano il piano di Noghès, lui valuta la questione per due lunghi anni. Poi trova l’appoggio dell’enfant du pays, Louis Chiron. Dopo sette gran premi vinti al volante della Bugatti T35C, l’emergente pilota monegasco è un personaggio carismatico nel Principato. La sua reazione all’idea è entusiasta e Noghès non si guarderà più indietro.
Sei mesi dopo, il 14 aprile del 1929, il principe Pierre inaugura il primo Gran Premio di Monaco con un giro d’onore su una Torpedo Voisin. Sulla linea di partenza Louis Chiron non c’è. E’ già partito alla volta dell’America per partecipare alla 500 miglia di Indianapolis.
La prima gara
Ci sono 16 macchine al via. Un inglese, Williams, arrivato in ritardo per partecipare alle prove ufficiali, si presenta sabato mattina e lascia sbalorditi in un test libero. A bordo della sua verde Bugatti 35B vince in 3 ore, 56 minuti e 11 secondi con una media di 80 Km/h nei 100 giri percorsi.
La corsa ha un successo inatteso.
Tre anni dopo si replica e la gente impazzisce per Sir Malcolm Campbell e la sua Roll Royce Torpedo nera. L’uomo che da poco aveva battuto il record di velocità toccando i 408.621 Km/h a bordo del prototipo spaziale Bluebird.
I giorni senza rombi
Problemi finanziari oltre al clima europeo ribollente blocca il Gran Premio. Finalmente, il 16 maggio 1948, tornano a rombare i motori sulle strade del Principato. L’anno successivo non si corre per un rispettoso silenzio dopo la morte del Principe Louis II. Nel 1950 vince il fenomenale Manuel Fangio.
Poi il Gp di Monaco conosce giorni bui a causa di problemi di budget e di questioni legate alle regole sulle nuove macchine sempre più veloci.
La Renaissance
Nel maggio del 1955 si riparte e da quel giorno non mancherà più. Da allora la corsa ha subito numerose trasformazioni senza perdere tuttavia l’antica spina dorsale che la rende così magica. Nel 1973 viene aggiunta l’area delle piscine con la zona pit-stop. Nel 1976 vengono inserite due chicane alla Sainte Dèvote e all’uscita della Rascasse. Nel 1986 viene allargata la Quai des Etats-Unis con l’aggiunta di una chicane. Nel 1997 la “S” intorno alle Piscine viene ridisegnata e chiamata curva Louis Chiron. Infine nel 2003 vengono rubati 5.000 metri quadrati al mare. Il circuito tra la seconda “S” delle Piscine e la Rascasse viene spostato di 10 metri e completamente ridisegnato con una chicane all’uscita delle Piscine.
Eppure, senza l’ardire di una manciata di pionieri e le visione di Anthony Noghès non saremmo qui. E a nessuno salterebbe la mosca al naso di una tale follia.
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