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Il cuore della racchetta

Ciò che provoca la rottura delle corde è proprio lo sfregamento tra corde orizzontali e verticali. Alcuni atleti diversificano il peso: in linea generale si può dire che le corde più lunghe, le verticali, vanno più tese e le più corte meno

tennis john campioni © Associated Press Alessandro Lombardi 03/12/2000 Essendo uno sport basato sulla simbiosi uomo-racchetta, il gioco del tennis, necessita sempre più di un accurato supporto tecnico-ingegneristico che permetta un corretto e massimale utilizzo dell’attrezzo. Così, con il cambiare nel corso degli anni del tennis, sono cambiate le tecnologie e le modalità di impiego della racchetta.
Il lavoro dell’accordatura rimane sempre fondamentale e, nonostante l’utilizzo di macchine costose e meccanicamente evolute, l’elemento umano, l’accordatore, è da sempre una figura fondamentale che permette la pratica del tennis stesso. Ma accordare, tirare, tendere le corde è un lavoro faticoso e, soprattutto, da professionisti. C’è chi, come i fratelli Sassara, da più di vent’anni, dai tempi del legno e di Panatta, ha dedicato un’intera vita a questo mestiere, che è rimasto in tutto e per tutto a carattere artigianale, vedendo passare mode, campioni e materiali diversi.
I due fratelli, che insieme lavorano presso Bartoni sport, fornitore tra l’altro del T.C. Parioli, hanno accordato le più grandi racchette del tennis mondiale, da Wilander a McEnroe, da Boris Beker a Guga Kuerten. Grazie all’esperienza maturata negli anni, sono considerati dei veri e propri medici della racchetta, che con volontà e spirito professionale hanno dedicato la loro vita lavorativa ad aggiustare le racchette dei tennisti, professionisti e non.
Omero, più giovane rispetto a Carlo, risponde alle nostre domande mentre, con il fratello, è indaffarato nell’accordatura, all'interno del negozio dove offrono il loro servizio.

Quanto ha influito nel gioco dei professionisti l’evoluzione nei materiali usati per le racchette, da venti anni a oggi?

I risultati si vedono sul campo. La palla oggi viaggia molto più veloce rispetto al tennis giocato con le racchette di legno, quello di Panatta per intenderci. Ma questo, cambiando il gioco ha cambiato anche i giocatori. Prova a dirmi un funambolo del tennis odierno, un giocatore che fa della precisione dei colpi l’arma vincente. Non c’è. Non c’è più. L’aumento della potenza dell’attrezzo ha fatto perdere controllo.

Una volta era il budello il materiale più utilizzato dai tennisti, ora il nylon. Anche questo potrebbe aver influito?

Si è passati dall’eleganza di McEnroe alla forza di Muster. Viste le racchette e la preparazione atletica - basti pensare al fisico di Rafter o di Kuerten - ai tennisti di oggi ormai, non serve che la corda imprima particolare velocità ala palla. Hanno bisogno di tenere. Fino a dieci anni fa le racchette pesavano 420, 450 grammi, ora sono attorno ai 360. E la pallina, che prende velocità vicine ai 150 km\h nello scambio, ha bisogno di un movimento veloce da parte del braccio, che provoca uno stress notevole sull’accordatura. Il budello difficilmente reagisce a questi stress, così un giocatore che come Sampras utilizza questo materiale si vede costretto, dopo tre o quattro games, a mandarci la racchetta per raccordarla. Il budello più di così, a quei livelli, non dura. Per questo gradualmente il nylon è diventato un esigenza per chi non abbia un contratto forte di sponsorizzazione. Infatti costa anche molto di più.

Quando si sono visti i primi giocatori usare il nylon?

Non si può dire chi sia stato il primo ad arrivare a Roma con la pretesa di usare il nylon. Diciamo che con Gomez e Wilander, i primi che utilizzarono le racchette in fibra, di vetro e alluminio, hanno favorito il cambiamento di materiale anche sulle corde. Ma Wilander, da “arrotino” quale era, rompeva lo stesso molte racchette.

E oggi chi, tra i primi dieci della classifica ATP, utilizza ancora il budello?

Sampras è il primo che mi viene in mente. Lo tira a 35 Kg. Agassi è un altro, poi Rafter. C’è anche il russo, Kafelnikov, che per anni è rimasto indeciso tra i due materiali. Poi ha scelto il budello, che rimane comunque il materiale migliore.

Per voi che accordate, il budello è più difficile da lavorare?

No. Ci sono corde in sintetico così dure da rendere difficile e fastidioso il lavoro. Con l’abitudine tutto viene più semplice. Il budello è ovviamente più malleabile.

E quale tipo di nylon viene usato, dagli altri che hanno fatto questa scelta?

E’ difficile a dirsi perché ogni anno escono corde in nylon che sono una combinazione di materiali diversi, sempre alla ricerca di un’ottimizzazione del rendimento in campo. Norman e Kuerten, ad esempio, usano corde alupower. Sono una miscela di alluminio ed altri materiali che sembrano essere tra le più avanzate. Ma presto qualcuno userà corde diverse e tutti diranno: “quelle sono le migliori”. In realtà i materiali con cui vengono fatte le corde in nylon variano molto frequentemente.

Il problema tipico per un tennista amatoriale è comprendere quale sia la giusta tensione della sua racchetta. Sulla terra rossa, come è la superficie del Foro Italico, quale può essere, a parte le necessarie eccezioni, una tensione media usata dai giocatori?

E’ difficile a dirsi. Si può fissare una media, con queste racchette così leggere, attorno ai 25-30 Kg. Mi sembra un buon margine di confidenza.

E con il legno, invece?

Molto più basse. 15-20 Kg. Qualcuno arrivava fino a 23, ma era l’eccezione. Il legno obbiettivamente aveva minori potenzialità.

Quanti giocatori usano una tensione asimmetrica, corde verticali più tese delle orizzontali?

Ciò che provoca la rottura delle corde è proprio lo sfregamento tra corde orizzontali e verticali. Alcuni atleti diversificano il peso: in linea generale si può dire che le corde più lunghe, le verticali, vanno più tese e le più corte, viceversa, meno tese.

E’ stato il cambiamento delle tensioni piuttosto che quello delle racchette a modificare i principi tattici del tennis?

L’effetto liftato è solo più un colpo di difesa, Panatta però con il rovescio in back attaccava sempre.

Il back non paga più nei colpi di attacco perché le racchette non sono più di legno? O per le differenti tensioni?

Sicuramente dipende più dalla racchetta che dalla tensione. Una racchetta più elastica permette alla pallina di rimanere più tempo sul piatto corde e ciò genera maggior controllo per il tennista sulla direzione.

Il servizio da voi prestato durante il torneo del Foro Italico contribuisce a fare del torneo romano il più importante happening tennistico nazionale.

Beh, il servizio è indispensabile ma tutti i tornei ne hanno uno. Senza non si può fare un torneo. E’ anche facile che i giocatori, quando perdono si arrabbino con noi. Danno la colpa al nostro lavoro. Wilander, mi ricordo, faceva delle scenate quando perdeva. E' un atteggiamento tipico dei tennisti: quando perdono cercano scuse. E capita sempre, dopo poco tempo, che si ricredano, quando capiscono di chi sono le responsabilità e cioè tutte loro.

Come si può prevedere il futuro dell’accordatura? L’uomo sarà sempre così fondamentale in questo lavoro?

Le macchine su cui lavoriamo oggi sono molto costose. La robotizzazione facilmente arriverà ma l’uomo rimarrà sempre determinante. Nessuna macchina accordatrice potrà svolgere un lavoro corretto senza le indicazioni di chi la comanda. Non è impossibile un’ulteriore meccanizzazione anche se, a parer mio, sarà sempre più costosa di quanto accada con il lavoro svolto da noi oggi.

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