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L'affare US postal

Trionfare contro un male incurabile, contro la sfiducia generale, contro tanti avversari di alto livello nell’evento clou del ciclismo mondiale, il Tour de France. Lance Armstrong si è reso protagonistadi queste imprese.

ciclismo,amstrong,tour de france Mario Sagna 03/03/2005 Lance Armstrong
Trionfare contro un male incurabile, contro la sfiducia di un ambiente che ti ha bollato come malato, contro tanti avversari di altissimo livello nell’evento principe del ciclismo mondiale, il Tour de France. Lance Armstrong si è reso protagonista di queste imprese di assoluto valore umano e sportivo divenendo forse l’ultima icona di un ciclismo pulito, fatto di sofferenza e forza d’animo. Al tumore ai testicoli, con metastasi al cervello, diagnosticatogli nel ’96, il campione statunitense ha reagito intraprendendo la più pesante delle chemioterapie. La sua corsa a tappe verso la vita sembrava senza speranza e, impietosi, i pronostici riducevano al 50% le possibilità di sopravvivenza. Armstrong, stupendo tutti, ha tagliato il traguardo della guarigione nel 1997. Debilitato nel fisico ma rafforzato nel carattere, ha trovato una squadra pronta a scommettere sul più difficile e incredibile dei ritorni all’attività agonistica. Da quel momento, con la US Postal Service Pro Cycling team ha dato vita a un binomio che ha riscosso diversi successi di primo piano, tra cui spiccano le vittorie nelle edizioni della Grand Boucle 1999 e 2000, ed è entrato nella storia del ciclismo.

L’affare US Postal
Ora l’incantesimo sembra essersi spezzato. Un’inchiesta della magistratura francese, partita in sordina all’inizio di novembre, ha avuto negli ultimi giorni un'ampia eco e rischia di offuscare l’immagine immacolata di Armstrong. Si tratta, come al solito, di doping. Ma la storia è piuttosto intricata. Tutto ha inizio durante l’ultimo Tour de France. Dopo la tappa alpina di Morzine, alcuni giornalisti dell’emittente pubblica francese TF3 vedono delle persone nella zona riservata alla US Postal, squadra di Armstrong, intente a raccogliere sacchi di plastica “sospetti”. Le seguono fino al luogo in cui il materiale viene gettato via e filmano tutto. All’interno dei sacchi trovano molti farmaci, tra cui secondo “Le Monde”, l’Actovegin, prodotto dalla casa farmaceutica Nycomed, che per il settimanale satirico francese “Le Canard enchainé” avrebbe effetti simili all’EPO. Secondo le informazioni che abbiamo raccolto, l’Actovegin è un farmaco, estratto dal sangue di vitello, utilizzato soprattutto in Russia. Tecnicamente è un "nootropo", cioè migliora lo stato funzionale delle cellule nervose, potenziando il trasporto e l'utilizzazione dell'ossigeno e del glucosio e attivando le vie aerobiche del metabolismo. In certi ambienti medici i “nootropi” sono anche definiti “smart drugs”, ovvero sostanze che migliorano la concentrazione, la memoria, i tempi di reazione, che hanno effetti “energetici” sull’organismo, senza però essere dannose per la salute. Simile all’EPO? Non è dimostrato. Quel che e’ certo e’ che l’Actovegin non figura nella lista dei prodotti proibiti dall’UCI (Unione ciclistica internazionale).

I magistrati parigini all’attacco
Alla magistratura francese, però, è bastata una lettera anonima, che denunciava l’accaduto, per aprire un’inchiesta preliminare sull’US Postal. La conferma del 23 novembre scorso secondo cui il giudice della procura di Parigi, Sophie Hélène Chateau, andrà in fondo a questa faccenda, è giunta come la manna dal cielo per il Ministro della Gioventù e dello Sport Francese, Marie George Buffet, intenta a contendersi le provette dei controlli incrociati sangue – urine, effettuati durante l’ultimo Tour de France, con il presidente dell’UCI, Hein Verbruggen. Quest’ultimo ne chiede la distruzione, il ministro transalpino ritiene invece che, anche alla luce dell’inchiesta sull’US Postal in corso, le provette siano materiale prezioso. Ad avere la meglio è stata la posizione della Buffet. I campioni dei controlli effettuati sui ciclisti della US Postal sono stati acquisiti. Saranno utilizzati per verificare le accuse, nei confronti dello staff medico e degli atleti del team, di aver infranto le leggi sull’uso di prodotti dopanti. Le provette relative a tutti gli altri atleti sono state sigillate.

Un caso politico?
La decisione di non distruggere le provette è stata salutata dall’agente di Lance Armstrong, Bill Stapleton, come una “grande notizia”. Secondo Stapleton “il nome di Lance Armstrong è stato tirato in ballo e per lui sarebbe difficile discolparsi senza riscontri oggettivi”. La speranza è che il campione statunitense esca veramente pulito da eventuali controanalisi nell’ambito di un’inchiesta che ripropone il problema della difficile convivenza tra giustizia sportiva e giustizia ordinaria in Francia. Le rassicurazioni del Ministro Buffet sul fatto che il risultato sportivo dell’ultimo Tour non verrebbe compromesso dagli esiti dell’affaire US Postal non convincono. E’ palese che, se venisse provato l’uso di sostanze dopanti o simili all’EPO da parte di Armstrong, il Tour de France e tutto il movimento ciclistico, già indeboliti dai continui casi di positività, ne uscirebbero delegittimati. Ma e’ altrettanto chiaro che la magistratura e il dicastero francesi non allenteranno la presa e cercheranno di abbattere il muro di omertà che avvolge questo fenomeno. La severa gestione del caso Festina (doping al Tour de France ’98), che potrebbe concludersi il 22 dicembre con una squalifica per Richard Virenque e con le possibili condanne dell’ex medico Willy Voet e dell’ex direttore sportivo Bruno Roussel, sta lì a dimostrarlo.



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