News

La Coppa Italia delle sorprese

L'Avellino che in finale batte Bologna e vince il titolo ma non solo: ecco la provincia che sorride con Biella, Pesaro e tanto altro.

basket la fortezza bologna coppa italia basket 2007 2008 air avellino Lapresse Marco Arceri 11/02/2008 Una stagione che sembrava iniziata e destinata a concludersi sotto l’egida di Siena sta rivelando inattese sorprese. Intendiamoci: verosimilmente la Montepaschi bisserà il titolo italiano, ma certamente questo 2007/2008 non nasce e non muore nei recinti della verde provincia senese. Perché alle spalle della banda quasi imbattibile di Pianigiani c’è tutto un sottobosco che gioca, cresce, si diverte e ogni tanto vince pure.

Ecco qui allora l’Air Avellino, creatura di Matteo Boniciolli. L’anno scorso sfiorò la retrocessione in Legadue, quest’anno è seconda in classifica con Roma e Montegranaro (altra aristocratica di primissimo pelo). Potenza di una campagna acquisti non faraonica ma intelligente e rischiosa il giusto, e di un collettivo armonioso e funzionale: il miniplay Marques Greene (165 centimetri), gli ex azzurri Radulovic e Righetti, la guardia Devin Smith. E ora anche Daniele Cavaliero, arrivato da Bologna.

Avellino è il paradigma di questa stagione, così come la Coppa Italia è stata lo specchio della Serie A. Ma l’Air non è l’unica realtà. Ecco la Premiata Montegranaro (battuta da Avellino nei quarti di finale), poi Pesaro e Biella, semifinalisti in Coppa e insieme a Capo d’Orlando a quota 24, alle spalle del terzetto che occupa la seconda piazza, in campionato.

Miracoli di una stagione dove Napoli ha sfiorato la retrocessione, Treviso e Fortitudo Bologna languono nella mediocrità e Milano solo da poco ha iniziato una rimonta che forse la porterà nei play off. Perché quest’anno – e la Coppa Italia ne è stata una conferma – il palcoscenico è degli altri. Di Avellino, Montegranaro, Pesaro, Capo d’Orlando. E’ l’Italia di provincia che gioca, vince e sogna.

E’ una piccola rivincita sul basket metropolitano, nemmeno troppo sorprendente. In un’Italia non più paese dei balocchi, gli stranieri di grido scelgono altre destinazioni. Resta così il materiale umano nostrano: gli italiani, giovani e vecchi. I Giuseppe Poeta di Teramo o i Carlton Myers di Pesaro. E se c’è da seminare un terra con questi giocatori e questa mentalità, quella di provincia è spesso la più fertile.

Scegli quante stelle

0voti

ADV