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The (real) Terminal

Sono oltre 4 mesi che un giovane calciatore ghanese, tradito da un provino, si ritrova imprigionato in un aeroporto filippino.

sport,calcio,ghana,2006,ayi nii aryee Brian Stefen Paul 16/11/2006 Sul finire del mese di agosto la stampa internazionale diede risalto alla storia, commovente e sventurata, di un giovane calciatore ghanese, giunto a Singapore per sottoporsi ad un promettente provino e finito invece nelle maglie spietate della burocrazia. Ingannato innanzitutto dallo Sporting Afrique, club di soli giocatori africani che milita nella S.League di Singapore (e che, notizia di poche ore fa, è sul punto di chiudere i battenti dopo una sola stagione di attività), Ayi Nii Aryee, questo il nome del ragazzo, è rimasto in un secondo tempo intrappolato (in senso letterale e figurato) negli ingranaggi della burocrazia e,dunque, costretto a passare 47 giorni nell’aeroporto Internazionale 'Diosdado Macapagal', 70 chilometri a nord della capitale filippina Manila.

Dopo avergli dedicato qualche pagina e qualche servizio televisivo - paragonandolo a Viktor Navorsk, il personaggio interpretato da Tom Hanks nel film The Terminal, in cui il protagonista, cittadino di Krakozhia, immaginaria nazione dell’Europa dell’Est, era costretto a sostare nell’aeroporto JFK di New York - i media, come spesso accade, si sono dimenticati del povero Ayi che però, come ci informa l’edizione in lingua spagnola del sito della Uefa, è ancora imprigionato nello scalo filippino.

Per questo motivo noi di Sportnews.it abbiamo deciso di raccontare daccapo la sua storia. Tutto inizia con una buona notizia: una formazione di Singapore invita Ayi per un provino di tre settimane e, nel caso convinca l’allenatore, gli offre 1.600 dollari singaporiani (circa 800 €) di paga mensile. Un bel colpo per uno che gioca in una formazione giovanile di Accra, la capitale del Ghana. A questo punto però, finiscono le buone notizie e inizia il calvario.

La prima brutta notizia per il nostro è la scoperta che, in realtà, lo Sporting gli offre solo 150 SGD (75 €) mensili perché il resto verrà decurtato dallo stipendio per vitto, alloggio e altre spese. Dopo il rifiuto di vivere in un regime di schiavitù legalizzata, il giovane ghanese decide di richiedere un visto di studio. In attesa che la burocrazia faccia il suo corso, Ayi si sposta nelle Filippine per far visita a un suo cugino. Al rientro nel paese del sudest asiatico, la seconda brutta notizia: le autorità non hanno concesso il visto e gli negano l’ingresso nel paese.

Aryee fa di nuovo rotta verso le Filippine, ma anche qui gli negano il visto. Il giovane non vuole tornare in Ghana e, in attesa che si trovi una soluzione, è costretto a soggiornare in aeroporto. Da allora però (e stiamo parlando del 13 luglio scorso) nulla si muove. Nel frattempo, Alexander Cauguiran, il direttore del carcere (pardon, dell’aeroporto), mossosi a pietà gli offre alloggio temporaneo in una stanzetta utilizzata dai pompieri, tre pasti al giorno e la possibilità di continuare ad allenarsi. Signori, sono passati più di quattro mesi (per la precisione 126 giorni) e per di più niente storia d’amore con Catherine Zeta-Jones. Non pensate sia giunto il momento di restituire a Ayi libertà e dignità umana?

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