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Stefan e i suoi fratelli
L'addio di Everts apre nuovi spazi nel Motocross. Anche alcuni italiani potrebbero approfittarne.
Tony Resanna 28/11/2006
Dici Motocross e inevitabilmente pensi al Belgio. Da sempre infatti i piloti fiamminghi sono i grandi dominatori di questa specialità. Negli ultimi 15 anni poi il binomio si è ulteriormente rafforzato grazie alle imprese compiute da Stefan Everts. Figlio di Herry Everts già campione del mondo per ben quattro volte a cavallo degli anni '70 e '80 Stefan è il re incontrastato della specialità. Per lui parlano i numeri: dieci titoli mondiali, cinque successi al Cross delle Nazioni, e perfino una vittoria alla sei giorni di Enduro, nessuno è mai stato capace di tanto.Grazie ai suoi successi Everts ha saputo traghettare il Cross in una nuova dimensione, cercando di farlo emergere dall'anonimato in cui era sprofondato durante gli ani '80. I primi passi in sella ad una moto da cross Stefan li muove all'età di tre anni nel parchetto dietro casa. A 19 anni conquista il suo primo titolo 125, mentre due anni dopo si ripete anche in 250. Trionfa nella quarto di litro anche nel 1995, 1996 e nel 1998. Nel 1999 rischia seriamente di chiudere anticipatamente la sua carriera a causa di un brutto infortunio, resta fermo per quasi un anno, ma quando torna nel 2001 è addirittura più forte di prima. Passa in 500 e inanella una serie di sei successi consecutivi.
Ha corso e vinto con quasi tutte le marche disponibili, dalla Suzuki alla Honda, dalla Kawasaki alla Yamaha dimostrando di sapersi adattare a qualsiasi situazione. 250 o 400, 2 o 4 tempi per lui non fa alcuna differenza, tanto che i numerosi cambiamenti regolamentari introdotti dalla federazione negli ultimi anni (cancellazione delle vecchie divisioni in classi 125, 350 e 500 e passaggio alle più moderne MX1 e MX2 aperte a 250 , 400 e 600) in modo da seguire le richieste del mercato e soprattutto in modo da poter offrire uno spettacolo appetibile ai grandi media internazionali non hanno assolutamente minato il suo dominio.
L'unico neo della sua carriera, se così lo vogliamo definire è il costante rifiuto ad emigrare in America per confrontarsi con gli assi a stelle e strisce del Supercross. Non che gli siano mancate le occasioni di dimostrare la sua netta superiorità (com'è accaduto quest'anno al Cross delle Nazioni), solo che non ne ha mai sentito né l'esigenza né la curiosità. Un vero peccato, le poche volte che si sono scontrati lui e Charmaichel infatti hanno dato vita ad uno spettacolo senza precedenti.
Ora Everts lascia una pesante eredità alle sue spalle infatti non si vedono fenomeni in grado di ripercorrere le sue orme. Tra i giovani più interessanti oltre alla solita schiera di belgi e a qualche francese però questa volta ci sono anche due italiani, i nostri Tony Cairoli e David Philipaerts. Certo entrambi devono ancora maturare, ma non sarebbe male se dopo anni di dominio fiammingo il Cross cominciasse a parlare anche un po’ italiano.
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