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Bidoni
Il libro di Furio Zara sui cento 'pacchi' del nostro campionato. Quando la serie A era il regno dei parvenu.
Redazione 16/09/2006
Annunci roboanti, entusiasmo a mille e poi il campo: gol sbagliati, passaggi sballati, brocchi spacciati per campioni o campioni veri trasformati in brocchi. Bidoni, il libro del giornalista Furio Zara, ripercorre almeno venti anni di serie A attraverso i nomi e i volti dei dimenticati, degli improvvisati, dell'altra faccia della medaglia. Troppo facile parlare di Van Basten, Matthaeus, Maradona, Falcao, Gullit. Lì sono bravi tutti.Qualcuno di voi, per esempio, ricorda Luther Blisset? Adesso il nome è conosciuto ai frequentatori di librerie e biblioteche, perché è diventato un nome multiplo usato da scrittori, intellettuali o privati cittadini per 'firmare' beffe mediatiche. Ma nella stagione 1983/1984 Luther non era ancora un nome per tanti volti, ma una faccia ben precisa che fece soffrire le pene dell'inferno ai tifosi milanisti.
E poi Hugo Hernàn Maradona, fratellino di Diego e disperazione dei tifosi dell'Ascoli nella stagione 1987/1988. Zavarov, fantasista juventino dei tardi anni Ottanta. Aaltonen, presunto trequartista finlandese e intimo frequentatore della panchina del Bologna di Maifredi nel 1989/1990. Renato, ben notoai tifosi romanisti per le sue prodezze in discoteca. Ivan De La Pena, unica miseria di una Lazio che - dieci anni dopo - metteva in campo l'aristocrazia del calcio mondiale.
Tanti dei 'bidoni', a dire il vero, non sono proprio tali. Ma gente che in Italia non ha sfondato. Vuoi per l'età (il Maradona dei Balcani Hagi, Rivaldo, Futre), vuoi per l'intrinseca debolezza fisica o mentale (Paul Gascoigne, Dennis Bergkamp, la scarpa d'Oro Ian Rush), vuoi per essere stati buttati alla bell'e meglio in una squadra confusamente assemblata (Vincenzo Scifo, Stefan Effenberg). Ma, insomma, la dura legge del calcio (e della letteratura), così li ha etichettati.
Bidoni
di Furio Zara
Editore Kowalski
Euro 10






















