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Una casa per il cricket
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AP
Brian Stefen Paul 30/11/2006
A ciascuno il suo kimchiDomenica scorsa gli atleti sudcoreani che si stanno preparando per i prossimi Giochi d’Asia, che si svolgeranno a Doha, hanno rivelato le loro difficoltà nel trovare pietanze tradizionali che soddisfino i loro gusti. (27 novembre 2007, The Korea Times, quotidiano sudcoreano).
La controversia nasce dal fatto che quest’anno gli organizzatori dei 15simi Giochi d’Asia hanno deciso di applicare alla lettera la regola che vieta l’introduzione di qualsiasi tipo di alimento nel villaggio che ospita gli atleti. Secondo un ufficiale del KOC (Comitato Olimpico Coreano) “venerdì, il servizio di sicurezza ha confiscato noodle istantanei, kimchi, acciughe, alghe e una miriade di altre pietanze e bevande che gli atleti volevano portare con sé. Tecnicamente, non è possibile introdurre alcun tipo di cibo nel villaggio ma, per consuetudine, quando si tratta di pietanze tradizionali, si chiude un occhio”.
Nonostante le proteste, il Comitato Organizzatore dei Giochi d’Asia di Doha (DAGOC) non ne ha voluto sapere e, anzi, la polizia ha messo in stato di fermo per 2 ore un accompagnatore della rappresentativa coreana che ha espresso la sua contrarietà in modo ritenuto un po’ troppo vivace. Nonostante il fatto che le cantine del villaggio abbiano inserito le pietanze tradizionali nel loro menu, la quantità relativamente scarsa di queste non basta minimamente per soddisfare le esigenze degli atleti di Seul. Inoltre, i due ristoranti coreani di Doha sono sempre pieni di sponsor e turisti.
Secondo il KOC, l’impossibilità di consumare piatti della cucina nazionale potrebbe influenzare negativamente le prestazioni dei 750 atleti che puntano a vincere intorno alle 250 medaglie, 75 di queste del metallo più pregiato. La pietanza nazionale coreana, ricordiamolo, si chiama kimchi, ed è un piatto molto piccante fatto con vegetali salati e fermentati, sostanzialmente a base di cavolo cinese, verdure marinate (rape e cipolle), abbondante aglio e peperoncino e, inoltre, diverse spezie che variano da ricetta a ricetta. I coreani lo amano così tanto che il kimchi non manca mai dalle loro tavole e hanno la premura di portarselo dietro anche durante i viaggi.
Sette vette in sette mesi
Un canadese sostiene di aver compiuto un impresa da record nello scalare le montagne. (28 novembre 2006, Toronto Star, quotidiano canadese).
Si tratta di Daniel Griffith, un 55enne originario dell’Ontario ma che ora vive a Invermere, nella Columbia Britannica. Il nostro ha scalato le Seven Summits, le sette vette più alte di tutti i sette continenti della terra (Africa, Antartide, Asia, Oceania, Europa, America settentrionale, America meridionale) in soli 187 giorni, ovvero sette mesi. Daniel ora rivendica la sua iscrizione nel Guinness dei Primati. L’impresa ha avuto inizio alle 6.30 del 24 maggio scorso in Nepal, con la conquista dell’Everest, per concludersi alle 16.30 del 27 novembre, quando Griffith in Artartide ha scalato il Monte Vison .
A questo punto va segnalato che riguardo alle vette più alte del mondo è in atto un dibattito tra due fazioni. Molti includono nella lista (che così diventerebbe delle Eight Summits) anche il Monte Kosciuszko (2228 m), che si trova in Australia. Ma la maggioranza degli studiosi, partendo dalla considerazione che l’Australia non è un vero e proprio continente ma un paese facente parte dell’Oceania (del resto nota anche con il nome di Australasia) , prende in considerazione solo la Piramide di Carstensz.
Queste, per finire, le tappe dell’impresa di Daniel Griffith: 24 maggio 2006: Everest, Asia (Nepal, 8848 m); 15 giugno 2006: McKinley (Denali), Nord America (Alaska, 6195 m); 4 luglio 2006: Elbrus, Europa (Georgia, 5633 m); 24 settembre 2006 Piramide Carstensz, Oceania (Irian ovest, 4884 m); 3 ottobre 2006, Kilimanjaro, Africa (Tanzania, 5963 m); 20 ottobre 2006, Aconcagua, Sud America (Argentina, 6962 m); 27 novembre 2006, Vinson, Antartide ((Lesser, 4897 m).
Una casa per il cricket
Uno scozzese ha venduto la propria casa per poter andare in Australia a vedere l’Inghilterra disputare la Ashes. (29 novembre 2006, Ananova, agenzia di stampa inglese).
La storia che segue vi farà forse ricredere sulla proverbiale (e a questo punto presunta) spilorceria degli scozzesi. Per poter assistere alla Ashes Series, uno dei momenti più spettacolari della stagione di cricket, che consiste in cinque test match disputati a scadenza quasi biennale tra Inghilterra e Australia, Allan Fairlie-Clarke, 31enne di Edimburgo, ha venduto la sua villetta a Chelmsford, nell’Essex, per una cifra di 180.000 £ (270.000 €).
Fairlie-Clarke, che aveva bisogno di almeno 10.000 £, ha ritenuto che mettere in vendita la propria abitazione fosse l’unica soluzione. “Non sono sicuro di quanto mi servirà esattamente. Tutto dipenderà dal numero di birre che consumerò”. Il nostro, che pratica il cricket a livello amatoriale, ha inoltre precisato: “Sono nato a Edimburgo ma quando si tratta del cricket non si può che fare il tifo per l’Inghilterra”. Il gesto assume contorni ancor più eclatanti se si considera che attualmente Allan è disoccupato.
SPORT / 2006 / NEWS DAL MONDO / BRIAN STEFEN PAUL / CRICKET





















