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Pene da tifoso

Come ogni settimana Sportnews.it vi porta in giro per il mondo. In cerca di storie serie, curiose o stravaganti.

calcio,argentina,boca juniors,ultras,bombonera Brian Stefen Paul 25/01/2007 Corro e son lesto (almeno credevo)

Un uomo che ha partecipato a diverse maratone mentre incassava assegni d'invalidità è stato condannato a 10 mesi di reclusione. (19 gennaio 2007, BBC, network radiotelevisivo britannico)

News dal Mondo cerca sempre di mettere in evidenza le prestazioni delle persone colpite da forme di invalidità, perché crediamo che siano un esempio positivo per tutti. Purtroppo la storia che ci accingiamo a raccontare tratta di un uomo che, atleta di discreto livello, ha continuato a fingersi  disabile per godere dei benefici previsti dal sistema di previdenza inglese. L'uomo in questione è Paul Appleby, 47enne di Manfield, nel Nottinghamshire, che ha richiesto gli assegni d'invalidità sin dal 1994, sostenendo di aver bisogno di una sedia a rotelle o di un tutore per camminare.

Da allora ha percepito in tutto 22.300 £ (circa  34.000 €). Fino a qui tutto normale, se non fosse che il nostro nel 2001 si è iscritto all'associazione sportiva Sutton-in-Ashfield Harriers, partecipando a diverse maratone e semi-maratone, tra cui anche due edizioni della Flora Marathon di Londra. Scoperto, Appleby si è dichiarato colpevole di frode ma ha sostenuto che nel 1994, anno in cui è stato costretto a lasciare il suo lavoro di minatore a causa di problemi alla schiena, era davvero disabile. L'uomo sostiene però di essere gradualmente guarito e di aver taciuto sul fatto.

Vere o false che siano, le giustificazioni di Appleby non hanno impietosito la Nottingham Crown Court che lo ha condannato alla restituzione dell'intera somma e a una pena di detenzione di 10 mesi. Secondo il Giudice David Price: “Si tratta disonestà spudorata, di quel tipo di disonestà che influenza tutti i contribuenti del paese”.


Amore incondizionato

Colleen Pavelka sa quanto suo marito Mark ama i Bears. A quanto pare lei lo ama ancora di più. (21 gennaio 2007, Chicago Sun-Times, quotidiano statunitense).

La protagonista di questa storia si chiama Colleen Pavelka e di mestiere fa l'insegnante a Chicago. La donna si è guadagnata le luci dei riflettori per aver scelto di far nascere il secondogenito della coppia con qualche giorno di anticipo rispetto alla data prevista per permettere al marito Mark Pavelka di andare allo stadio per seguire la finale della National Football Conference di football americano tra i Bears e i New Orleans Saints.

Il nascituro avrebbe dovuto venire al mondo lunedì, ma quando la 28enne Colleen è andata dal medico per una visita di controllo è stata informata che avrebbe potuto indurre il parto: “Ho pensato, come farà  [Mark] a perdere un’occasione unica nella vita?”. È così che al Palos Community Hospital, alle 10.45 pm in punto e dopo circa sei ore di travaglio è nato il piccolo Mark Patrick Pavelka.

Mark senior non ha potuto nascondere la sua felicità: “Continuavo a ripetermi che Dio avrebbe fatto in modo che a mia moglie venissero le doglie di domenica e che avrei perso la partita. Se non fosse nato entro domenica lo avrei chiamato Rex”, in onore di Rex Grossman, quarterback dei Bears. Non sappiamo se per volontà di Dio, ma sicuramente grazie a Colleen e ai medici al piccolo è stato risparmiato questo nome.

Per la cronaca i Bears hanno battuto i Saints 39-14 staccando il biglietto per il 41esimo Super Bowl della National Football League, che si terrà il 4 febbraio prossimo a Miami conto gli Indianapolis Colts. Sarà la prima volta che due coach afroamericani si giocheranno il Super Bowl.


Pene da tifoso

Un tifoso argentino è diventato furioso quando ha scoperto che, invece dello stemma della sua squadra del cuore, un tatuatore aveva disegnato sulla sua schiena un pene. (22 gennaio 2007, United Press International, agenzia stampa statunitense).

La vittima, rimasta anonima per la sua giovane età, è un tifoso sfegatato del Boca Juniors che si era rivolto a un tatuatore per farsi incidere lo stemma del club sulla schiena. L'artista, tuttavia, essendo tifoso dei rivali del River Plate ha deciso di divertirsi a spese del giovane adolescente. Il giovane ha scoperto la malefatta solo più tardi: “Non potevo vedere cosa stesse facendo perché non aveva uno specchio. Mi sono reso conto dell'accaduto quando sono tornato a casa e ho voluto far vedere il tatuaggio ai miei genitori”.


Scorrettezza senza limiti

Un medico di Grand Island accusato di aver  iniettato della vodka nel sangue di cavalli da corsa si è presentato in tribunale mercoledì. Jay Stewart dovrà rispondere di quattro imputazioni per reati minori per aver alterato il risultato di alcune corse a Fonner Park nel 2005. (25 gennaio 2007, KHAS-TV, emittente televisiva statunitense).

Secondo l’accusa Jay Stewart, che è anche presidente dell’Associazione Medici Veterinari del Nebraska, avrebbe iniettato il liquore ai cavalli con l’intento di calmarli influenzando così l’esito delle corse prima della quarta corsa del 20 febbraio scorso, prima della sesta del 27 febbraio, prima della quinta dell’11 marzo e prima della nona del 9 aprile. Si sospetta però che il veterinario nell’arco di un periodo di otto mesi, conclusosi nel settembre 2005, abbia somministrato dell’alcol complessivamente a 93 cavalli. Il processo era programmato per mercoledì ma la Corte di in Hall County ha stabilito un rinvio per il 29 marzo in modo da poter ascoltare tutti i testimoni. Ciascuna delle quattro imputazioni è punibile con una sanzione di 5.000 $ e con una pena di reclusione di un anno. Stewart si dichiara “inequivocabilmente innocente e non vedo l’ora che il caso si risolva”. Vi terremo aggiornati.

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