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Gallinari, manuale di sopravvivenza all'NBA

Danilo pronto per il draft NBA del 26 giugno. Tante le destinazioni possibili, da New York ai LA Clippers, ma tante anche le insidie che nasconde la Lega. Chiedere a Bargnani e Belinelli.

basket,draft nba,armani jeans milano,basket nba 2008 2009,danilo gallinari LaPresse Marco Arceri 17/06/2008 Il dado è tratto, bando alle incertezze dell’ultimo minuto, alle ansie, alle paure. Danilo Gallinari ha deciso di fare il grande salto, lo ha comunicato a tutti la sera di lunedì e ora l’NBA lo aspetta. Lì troverà Andrea Bargnani e Marco Belinelli: ‘Gallo’ sarà così il terzo italiano in una Lega ormai sempre più cosmopolita, che pesca a piene mani anche al di fuori dei confini statunitensi e non sempre lo fa con profitto.

Il 26 giugno il draft, ovvero il momento in cui le franchigie NBA calano la rete e raccolgono il meglio dei talenti americani e stranieri per irrobustire e rinverdire le proprie squadre. Ci sarà anche Danilo, nemmeno 20enne. E già è iniziato il pronostico: dove finirà l’ala ex Armani Milano? C'è chi lo ritiene decima scelta, chi ottava. C’è chi lo spedisce sulla West Coast ai Los Angeles Clippers, chi ai Milwaukee Bucks, chi lo smista ai New Jersey Nets e chi gli trova un posto in squadra nei New York Knicks.

Che poi sarebbe la soluzione preferita dal diretto interessato: New York, metropoli stimolante e piena di italiani, con una squadra allenata da quel Mike D’Antoni ex Phoenix Suns già protagonista di tanti successi dell’Olimpia Milano negli anni Ottanta in compagnia con il papà di Danilo, Vittorio Gallinari. Qualunque sarà la destinazione cui lo spedirà il draft, Gallinari dovrà rimboccarsi le maniche e imparare. Già dalla Summer League estiva.

L’NBA è più difficile di quel che sembra dall’esterno, chiedere a Bargnani e Belinelli. Il primo dopo una stagione da rookie piena di soddisfazioni ha mancato il definitivo salto di qualità nel secondo anno; il secondo, da esordiente, ha fatto più panchina che altro con i Golden State Warriors. Danilo, come Marco e Andrea, dovrà lavorare sul fisico innanzitutto. Poi acquistare velocità di pensiero e esecuzione, confidenza con gli arbitraggi e con un gioco decisamente più fisico e veloce di quello europeo. L’NBA è una grande occasione, ma può anche essere una tremenda delusione.

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