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Contro il Galles serve la magia del Sei Nazioni
Nel Galles il rugby scorre nelle vene. Tutti vivono per il rugby. Tutti pensano che il rugby sia il sale della vita.
© Associated Press
M. Cordelli 03/03/2005
L’Italia? Paese di navigatori. Il Galles? Paese di minatori. Tutta qui la filosofia di due nazioni che domenica 8 aprile 2001 si affrontano allo Stadio Flaminio di Roma per l’ultima giornata del “Sei Nazioni”.
Nel Galles il rugby scorre nelle vene. Tutti vivono per il rugby. Tutti pensano che il rugby sia il sale della vita. Tutto da quando i minatori gallesi decisero che lo sport nazionale dovesse essere il rugby, disciplina giocata dagli odiati cugini inglesi e non il calcio.
Agli inizi del novecento, nei momenti morti in cui non si giocava al rugby e si lavorava nelle miniere a cento metri di profondità, nelle birrerie si ricordavano i duelli contro gli All Blacks. Oggi il Galles fa terribilmente paura.
Le miniere sono state chiuse anni or sono ed il tasso di disoccupazione è altissimo. Ma il Galles continua a sfornare talenti. Lo scorso anno quando l’Italia di Brad Johnstone vittoriosa sulla Scozia affrontò a brutto muso i 72.500 del Millenium Stadium, un muro di folla nel rosso dei dragoni ci salutò con un sonoro e vigoroso “The Land of my fathers” la terra dei nostri padri, coro appassionato in gaelico, orgoglio di una nazione.
Un grande rugbista mondiale, un neozelandese di razza Syd Going, un mitico mediano di mischia diceva che il Galles è la squadra che non lo batti mai, al massimo puoi segnargli un punto in più!!!
Ecco cosa è il Galles. Indossare la maglia dei dragoni è come andare alla Mecca per un Musulmano. Loro giocano a mille, noi da par nostro dobbiamo confermare quello che di buono abbiamo fatto ad Edimburgo. Brad Johnstone ha fatto rivivere la gara del 19 febbraio dove l’Italia ha commesso troppi falli lasciandosi infilare dal cecchino Neil Jenkins (27 punti). Allora non fu una figuraccia (47-16 finale), battuti ma non umiliati. Ecco a Roma Moscardi e compagni dovranno evitare l’umiliazione. Non si dimentichi che appena 20 giorni fa i gallesi hanno strapazzato la Francia a Parigi.
Per contrastare la forza umana di Scott Quinell, o le penetrazioni del poderoso tre quarti centro Gibbs, il C.t. Johnstone ha deciso di affiancare a Diego Dominguez Matteo Mazzantini nella linea della mediana. Ma quello che ha suscitato più curiosità è stata la scelta di giocare con due centri che sono alla loro prima esperienza in coppia Pozzebon e Raineri.
La mischia azzurra sarà quella che ha folleggiato contro la Scozia. Valga su tutte le dichiarazioni dello scorso anno del capitano gallese David Young ingabbiato nello smoking d’ordinanza durante il terzo tempo: Non credo che la mischia azzurra sia debole, alla vigilia ci faceva paura, altro che storie. Abbiamo lavorato sodo ma siamo stati messi in difficoltà.
Tutti hanno carpito stima e rispetto nel suo giudizio. La partita allora fu persa, la credibilità no. Ecco dimostrare che l’Italia non merita il cucchiaio di legno. Dimostrare che anche noi sappiamo fare qualcosa di buono. Due obiettivi per la credibilità dei nostri colori. Del resto tutto è possibile con la magia del “Sei nazioni”.
Le formazioni:
Italia: 15) Stoica, 14) Perziano, 13) Pozzebon, 12) Raineri, 11) Denis D., 10) Dominguez, 9) Mazzantini, 8) Checchinato, 7) Bergamasco, 6) Persico, 5) Gritti, 4) Visser, 3) Properzi, 2) Moscardi, 1) Lo Cicero. All. Brad Johnstone.
In panchina: 16) De Carli, 17) Perugini, 18) Caione, 19) Zaffiri, 20) Mazzi, 21) Martin, 22) Pilat.
Galles: 15) Williams R., 14) Thomas G., 13) Taylor, 12) Gibbs, 11) James D., 10) Jenkins N., 9) Howley, 8) Quinell, 7) Williams M., 6) Charvis, 5) Moore, 4) Gough, 3) Young, 2) Mc Bryde, 1) Morris D.
In panchina: 16) Lewis, 17) Anthony, 18) Quinell C., 19) Lewis G., 20) Cooper, 21) Bateman, 22) Jones S.
Arbitro: Paul Honiss (Nz). Giudici di Linea: A. Lewis (Irlanda) e I. Remage (Scozia).
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