Basket serie A
"Biella, squadra consapevole dei propri mezzi"
Sport.it intervista Luca Bechi, coach dell'Angelico, squadra ormai abitutata a pensare in grande.
Alessandro Pediconi 09/11/2009
Il successo ottenuto a Roma lancia nelle parti alte della classifica l’Angelico Biella. In realtà si tratta di una conferma, visto che si parla di una squadra che nella scorsa stagione ha disputato le semifinali dei playoff scudetto, guadagnandosi il diritto a disputare l’Eurocup che inizierà alla fine del mese di novembre.I piemontesi in questo inizio di stagione si stanno confermando come una delle realtà più importanti del basket italiano, con una striscia aperta di quattro successi consecutivi che li hanno posti in classifica immediatamente a ridosso del duo di testa composto da Siena e Avellino. Da tre anni l’artefice dei successi di Biella è coach Luca Bechi, che racconta a sport.it a che punto è il nuovo progetto del basket biellese.
Quattro successi in cinque gare disputare: quali sono gli obiettivi dell’Angelico in campionato?
Dopo le prime cinque giornate, il campionato si dimostra molto equilibrato, eccezion fatta per Siena. E’ presto per fare una valutazione completa di una squadra, nel bene e nel male. Abbiamo certamente avuto una partenza positiva, due vittorie ottenute in trasferta sono motivo di grande soddisfazione. Ora come ora posso dire solamente che l’obiettivo minimo a cui puntiamo sono i 24 punti che ci darebbero la matematica salvezza: una volta raggiunta, proveremo a fare bene come abbiamo fatto nel recente passato. Alla sosta natalizia, dopo il primo terzo di stagione, sarà possibile tirare le prime somme.
Che differenze ci sono con la squadra che ha raggiunto la semifinale scudetto nella scorsa stagione?
Come all’inizio di ogni stagione, il nostro roster presenta diverse novità, ma la mentalità è rimasta la stessa. Come nei campionati precedenti, anche quest’anno abbiamo sei giocatori nuovi, con caratteristiche completamente differenti rispetto a chi li ha preceduti. Rispetto al passato però sono rimaste uguali la filosofia che portiamo avanti, quella di far prevalere la squadra sulle necessità dei singoli, la voglia di non mollare mai e la consapevolezza che è possibile avere alti e bassi nel corso di una stagione e che questi vanno affrontati con la stessa solidità mentale. A livello tecnico è cambiato molto: ci stiamo adeguando alle caratteristiche di una squadra diversa da quella dello scorso anno e i risultati raggiunti finora ci stanno dando ragione.
Quanto è servita l’esperienza maturata nella scorsa stagione?
Il risultato raggiunto lo scorso anno ha due facce: la prima è positiva, perché ha permesso a Biella di accrescere la propria immagine e il proprio credito a livello sportivo, confermando il trend delle ultime stagioni. Il rovescio della medaglia è dato dal fatto che ora le aspettative sulla nostra squadra si sono decisamente alzate, sia da parte del pubblico che da parte di tutto l’ambiente che c’è intorno all’Angelico. Proprio per questo dobbiamo confermarci sempre di più come squadra pragmatica, senza perdere di vista la nostra identità.
Che cosa porta l’esperienza in Eurocup che sta per cominciare a una squadra come Biella e al suo tecnico?
L’Eurocup è qualcosa che ci siamo guadagnati sul campo, qualcosa di eccitante e nuovo al tempo stesso. Giocare in Europa ci dà una spinta in più, Biella non l’ha mai fatto. Essersi guadagnato il diritto di farlo sul campo è ancora più bello. Tutto questo vale anche per il sottoscritto: andare in Europa come frutto della crescita mostrata in campionato è uno sbocco naturale delle cose che mi riempie d’orgoglio. Ma non per questo la squadra ed io perderemo l’umiltà necessaria per stare bene.
Qual è la caratteristica più importante della nuova Angelico?
Sicuramente la versatilità. La nostra è una pallacanestro adeguata alle caratteristiche dei nostri giocatori. Lo scorso anno c’era più gioventù e giocatori molto verticali che permettevano di impostare le partite sulla velocità e sulla corsa in campo. Quest’anno abbiamo una squadra più solida, con maggiore esperienza, che necessita di un basket più ragionato e tattico. Bisogna capire i vantaggi di giocare in un modo diverso da prima. La partita giocata a Roma ne è un esempio: assieme a Siena, la Lottomatica è la squadra migliore nel gioco in transizione. Per questo abbiamo abbassato il numero dei possessi e giocato un basket più ragionato. Il campo ci ha dato ragione.
Luca Bechi si sente pronto per allenare in una piazza importante del basket italiano?
Io considero Biella una piazza importante dove allenare, anche se il budget non è alla pari con quello di altre squadre del nostro campionato. Per me la cosa più importante è far bene con la mia squadra e contemporaneamente aumentare il mio bagaglio di esperienza. Io mi sento bene in questa dimensione, dove non mancano l’ambizione e la solidità. Caratteristiche proprie di una grande piazza. Poi non sta a me dare una valutazione complessiva sul mio lavoro.
Quanti meriti ha l’allenatore nella crescita di un giocatore come Pietro Aradori?
La crescita di Aradori è principalmente merito di Aradori. E’ un ragazzo che ci tiene, che lavora duro, che ha un’ambizione sana. E dotato di un grande talento. Certo, attorno a sé ha una situazione che lo aiuta ad esprimersi al meglio, e con me ha un ottimo feeling. Ma anche se le condizioni sono ideali, la chiave di tutto sta nelle sue enormi qualità.
Un aggettivo per descrivere la sua squadra
Biella è una squadra consapevole. Consapevole dei propri mezzi, delle proprie possibilità e anche dei propri limiti. Io spero di poter continuare così, perché dopo due mesi di convivenza sportiva stiamo facendo cose importanti. Magari non saremo spettacolari. Ma ci viene chiesto di vincere, e noi lo stiamo facendo.
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