Una Barça di debiti

La nuova dirigenza rivela: Barcellona in perdita, lo stato economico del club è in profondo rosso.

liga calcio 2009 2010,siviglia calcio,barcellona calcio,lionel messi AP Marco Arceri 28/07/2010

A chi osserva distaccato l’intera vicenda sembra di guardare il Titanic. Si balla mentre si affonda. Bello e bravo il Barcellona: campione di Spagna, ex campione d’Europa e ancora campione del mondo. Una caterva di titoli negli ultimi anni, il giocatore più forte del mondo (Lionel Messi) e tanti altri che si aggirano nei piani alti dell’ipotetica classifica, il serbatoio della Spagna campione del mondo (Iniesta, Xavi, Piqué, Puyol, Pedro, Busquets). Ha comprato Villa per 40 milioni di euro, ne sta per spendere altri 45 per Fabregas.

L’ex presidente Joan Laporta ha appena annunciato la sua candidatura ufficiale in politica con il partito Solidaritat Catalana al parlamento della regione. Aveva lasciato la presidenza del club con un utile netto di 11 milioni di euro, almeno a sentire le cifre che aveva dato. Poi viene eletto un nuovo presidente, Sandro Rosell, che non fa parte della cordata del precedente e le cose cambiano. Ordina una revisione esterna sui bilanci ed emerge un’altra verità.

Ma quale utile netto, le casse languono e per essere precisi la società ha chiuso il bilancio 2009-2010 con una perdita di 77,1 milioni di euro. Il debito netto è salito a 442 milioni di euro, record assoluto (329 milioni l’anno prima), i costi operativi ammontano a 477,9 milioni, di cui il 48% - dunque la metà – riguardano gli stipendi dei calciatori, e le entrate sono scese a 408,9 milioni (445,5 milioni la stagione precedente). Insomma, entrano meno soldi e aumentano le spese.

Laporta avrebbe mentito sui conti? No, spiegano al club, semplicemente sono state messe a bilancio entrate future, che per ora non possono essere incassate. Un vecchio trucco, la contabilità creativa. Il club non è a rischio fallimento “perché ha asset molto importanti”. E perché comunque la Catalogna intera non lo permetterebbe. Ma “la salute economica della società è precaria”. Un fulmine - anzi un diluvio - a ciel sereno.

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