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La festa che ha tenuto sveglia Plaza de Cibeles, a Madrid, la scorsa notte è la testimonianza di un esorcismo. Il Real si è messo alle spalle il fantasma del Barcellona, Mourinho quello di Guardiola, Cristiano Ronaldo quello di Messi: 42 gol il portoghese in campionato (sui 109 totali della squadra...), 41 quelli dell'argentino. E soprattutto, un vantaggio di sette punti a quattro turni dalla fine. Lo scudetto è in cassaforte, il Real è riuscito a strapparlo dal petto di un Barcellona mai così forte nella storia.
E' dunque evidente come ai due punti cardinali della Spagna si respiri aria diversa. Il Real crede nell'impresa, ipotecato lo scudetto sogna anche di prendere a sberle la bestia nera Bayern Monaco, ribaltare il 2-1 dell'andata e piombare in finale, per celebrare una storica doppietta (campionato più Champions, Mourinho già ci riuscì al Porto e all'Inter). Perfino l'aperta antipatia tra lo Special One e tutta Madrid sta lentamente sopendo, nascosta momentaneamente sotto il tappeto, pronta ovviamente a riesplodere in caso di fallimento.
Il Barcellona invece è sull'orlo di una crisi di identità. Squadra stanca, di gambe e di testa. Guardiola non ha ancora firmato il rinnovo, non si sa se lo farà e la stampa parla di rapporti ormai incrinati con alcuni giocatori, come Piqué. Che sia un po' in confusione lo dimostrano alcune scelte sbagliate fatte nel Clasico di sabato, come quella di aver mandato allo sbaraglio i giovani Tello e Thiago.
Però bruciarsi tutto in una settimana, farebbe troppo male. Il Chelsea arriva al Camp Nou per difendere il tesoretto dell'1-0 dell'andata. Allora fu partita tatticamente perfetta - e anche fortunata - dei Blues: linee cortissime, trequarti propria intasata con nove uomini, ripartenze velocissime e poi un Drogba d'altri tempi. Però, crisi o no, il Barcellona resta sempre il Barcellona. E, come due fiumi che sfociano nello stesso mare, Real e Barcellona vogliono ritrovarsi in finale. Per regolare nuovamente i conti in un duello che è vecchio quanto il calcio. E quanto la Spagna.
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