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La decisione era dietro l'angolo, giustificata dal fallimento della spedizione sudafricana e maturata in un contesto che da tempo accusava Dunga di aver messo in piedi una delle nazionali meno 'brasiliane' della storia, poco spettacolare e protagonista di un calcio fisico e ragionato che da quelle parti non è mai andato di moda. Criticatissimo fin dall'inizio del Mondiale, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata col colpo di testa di Sneijder che ha gettato nello sconforto un'intera nazione che già pregustava il piacere del sesto titolo iridato. Con l'esonero di Dunga, continua l'onda sismica generata dal Mondiale che ha già portato all'addio di Domenech e a quello - comunque già deciso prima di partire per il Sudafrica - di Lippi salvando solo Capello in attesa della decisione dell'Argentina su Maradona.
Si chiude in questo modo un ciclo quadriennale che ha portato alla Seleçao la Coppa America del 2007 e la Confederations Cup del 2009 steccando però l'appuntamento più atteso. Ora, il Brasile volta pagina con la concreta possibilità di ripartire dal passato: è infatti Felipe Scolari, ct dell'ultimo titolo mondiale del 2002, il favorito numero uno per raccogliere l'eredità di Dunga. Scolari che non a caso ha immediatamente frenato la trattativa che stava per portarlo sulla panchina del Palmeiras.
Il 62enne di Passo Fundo è il candidato principale, ma sulla lista del presidente federale Texeira ci sono anche i nomi di Leonardo, libero dopo la parentesi Milan, di un altro ex ct come Luxemburgo e di Mano Menezes, emergente tecnico del Corinthians. Al di là di chi verrà scelto, appaiono chiarissime le intenzioni della Cbf di imporre un drastico cambio di direzione nella gestione tecnica col ritorno al 'futbol bailado' che ha sempre contraddistinto il gioco della Seleçao. Anche perché, dopo il passaggio a vuoto in Sudafrica, nessuno vuole correre il rischio di bucare il prossimo appuntamento casalingo del 2014 in cui l'imperativo sarà ancor più categorico: vincere.
Nexta
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