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Il centrocampista di Ostia scende poi nel dettaglio e lascia intendere che la chiamata giusta potrebbe essere quella del Real Madrid, da tempo dato sulle sue tracce: "Finché non mi cacciano, io rimango qui. Anche se 'cacciare' è una parola grossa. Se alla società dovesse arrivare un'offerta irrinunciabile, non sarebbe per me sacrificio né gesto d'amore andare al Real. Dovessi avere la fortuna di diverse offerte, di fronte a Madrid non ci sarebbe neanche da scegliere. In Italia mai un'altra squadra, l'estero sarebbe un'esperienza importante. Ma ripeto, io con la mia squadra, mia figlia, la famiglia ho vincoli eterni".
Come sottolinea De Rossi, tra l'altro, dinanzi ad una particolare esigenza (il riferimento va chiaramente ai problemi economici di Italpetroli, controllante dell'As Roma) ci sarebbe ben poco da obiettare: "Mi basta che mi dicano che hanno accettato un'offerta, e io andrei. Del resto non posso smettere di giocare, ho 27 anni. Quello che sarà, sarà". Il presente, però, si chiama Mondiale. Obiettivo che De Rossi non vuole assolutamente fallire per rifarsi dopo una stagione in cui la Roma ha solo sfiorato sia lo scudetto che la Coppa Italia: "Ad amici, conoscenti, procuratore, ho detto di non rompermi le scatole - l'esordio del giocatore - ora voglio pensare alla nazionale. Rosella Sensi è stata molto coerente nel rispedire al mittente qualsiasi discorso. Voglio fare un grande Mondiale, a livello individuale e di squadra".
Il gioiello dell'Italia spazia poi a tutto campo e dice la sua anche sulla 'tessera del tifoso' senza risparmiarsi una bella frecciata: "Sono contrario, perché non mi piacciono le schedature. E poi, in alcuni casi viste le ultime vicende servirebbe anche la tessera del poliziotto. Non credo sia la soluzione del problema - ha aggiunto De Rossi - Certo, se un ultras va in giro con un coltello e colpisce un'altra persona non è uno normale, non sta bene: ma non sta bene neanche un poliziotto che prende a calci un ragazzetto che non c'entra nulla (il riferimento è al noto episodio di cronaca del dopo Roma-Inter, finale di Coppa Italia, ndr)".
De Rossi aveva espresso la sua critica già al termine dell'ultima giornata di campionato, dopo Chievo-Roma. "Perché sono convinto - ha spiegato oggi di nuovo - che un pomeriggio come quello, con 30.000 persone al seguito, non lo potremmo vivere più. Non trovo giusto schedare un tifoso prima che lanci un fumogeno o si azzuffi. Ovviamente chi lo fa va punito severamente. Gli incidenti dopo il derby? Chi gira con un coltello per colpire qualcun altro non è una persona normale. La tifoseria della Roma, negli ultimi tempi, è stata nel complesso serena. Se la tessera servisse a risolvere i problemi, d'accordo: ma se schediamo tutti i tifosi della Roma e 10.000 vanno a Napoli, io penso che le tensioni e il rischio di incidenti ci sono lo stesso".
Infine, il centrocampista giallorosso ha poi anche commentato le dure dichiarazioni del ct dell'Inghilterra, Fabio Capello, che mesi fa aveva parlato di calcio italiano 'ostaggio' degli ultras. "Il calcio italiano - ha detto De Ross - è ostaggio di tante cose: è ostaggio delle tv, è ostaggio degli sponsor, può essere anche ostaggio degli ultrà, dipende dalle piazze e dalle città. Ma gli ultrà, i tifosi dico, sono la parte positiva, una parte importante del calcio".
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