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La consapevolezza di contare poco o nulla. Perché dopo lo schiaffo degli Europei mancati, la comunità calcistica internazionale dà un’altra picconata al pallone italiano, sempre più sgonfio, stanco, lacero. Giovedì sera a Johannesburg è stato Patrick Vieira, un francese, a consegnare in mondovisione la Coppa al Sudafrica. Una banale questione di etichetta? Non proprio, casomai l'ennesimo episodio che scava il solco tra l'Italia e la Fifa.
“Da francese chiamo un francese a consegnarla” ha proclamato Jerome Valcke, il segretario generale della Fifa,la longa manus di Joseph Blatter. Che tra l’altro, quattro anni fa, mancò la premiazione degli azzurri vincitori a Berlino proprio contro la Francia. La Coppa la passano di mano gli sconfitti, non i vincitori. Una nota che stona, soprattutto se consideriamo il rapporto molto stretto tra Fifa e federcalcio francese, che ha permesso ai Bleus di passare indenni anche alcune situazioni imbarazzanti, come la partita contro l'Irlanda.
Protesta Giancarlo Abete: “Non ci hanno detto nulla, se ci avessero avvisato che c’era da consegnare la Coppa uno di noi sarebbe andato di sicuro”. Magari Pirlo, che però “ha dovuto poi sottoporsi alla risonanza magnetica”. Sgarbo, gaffe, maleducazione, disorganizzazione, chiamatela come volete.
Però più indizi fanno una prova. E la prova è che nei piani alti della Fifa, campione del mondo in carica o no, l’Italia è considerata fuori dal giro che conta. Non ne ha mai fatto mistero Blatter, che spesso ha usato toni e modi pesanti per rimarcarlo. La pensano così anche alla Uefa, dove Platini – con atteggiamenti più soft – ha comunque segnalato l’arretratezza del calcio italiano. Stadi inadeguati, bilanci in rosso, campionato dal basso tasso di spettacolo, pochi soldi, impoverimento tecnico: il Mondiale del 2006 fu solo un acuto fuori spartito.
Nexta
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