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"Siamo molto amareggiati, perché quella di ieri per i nostri arbitri era stata una giornata quasi perfetta – ha ammesso Marcello Nicchi, presidente dell’Associazione degli arbitri –. Per la direzione di gara di Brescia-Roma c'è molto rammarico. Da un certo punto di vista capisco le proteste della Roma, a volte gli errori arrivano quando meno te lo aspetti".
In verità, nella giornata quasi perfetta si lamenta anche il Napoli, per il fallo di mano di Pellissier nell’azione del secondo gol del Chievo e il rigore netto negato ad Hamsik. Ma è sulla direzione arbitrale di Russo che si concentra il fuoco di fila mediatico, visto che il presidente della Roma, Rosella Sensi, ha oggi rincarato la dose nei confronti del direttore di gara di Nola: "Se qualcuno pensa che la Roma possa essere presa in giro in attesa di nuovi assetti societari – si legge in una nota pubblicata sul sito ufficiale dei giallorossi –, è bene chiarire che questa squadra ha una proprietà e una dirigenza capaci di valutare il comportamento dei propri giocatori, come degli avversari, degli arbitri, degli assistenti e del presidente dell'Aia. (…) Non mi interessa capire le designazioni, ma avverto una situazione fuori controllo. Spero che Abete e Beretta più che pensare a far festeggiare la befana a calciatori e arbitri si dedichino a mettere ordine dove in assenza della moviola in campo dirigono anche i ciechi".
Per il fischietto campano si prospetta un lungo stop, come confermato da Nicchi. Quello che fa tremare i polsi dell’Aia, invece, è che sabato sera arriva un Roma-Inter carico di grandi significati, dei quali – inutile negarlo – fanno parte anche le polemiche arbitrali. Forse anche per questo Gianni Petrucci, presidente del Coni, ha voluto far sentire la propria voce, tuonando dall’alto del suo scranno con la speranza che i toni possano abbassarsi nell’immediato futuro: "Sono avvilito e dispiaciuto per quello che ho sentito ieri, sembrava una corsa a voler insultare l'arbitro – afferma il numero uno del Coni –. Io sono sempre dalla parte degli arbitri, non solo per dovere istituzionale. Loro possono sbagliare, ma certi insulti non li accetto. Ci dobbiamo ricordare che, nonostante tutti gli interessi che girano attorno, il calcio è uno sport".
E mentre Gino Corioni, presidente del Brescia, commenta sarcasticamente l’accaduto ("Se i torti subiti dalla Roma li avesse subiti il Brescia, l'arbitro Russo avrebbe preso sette in pagella") e Adriano Galliani ricorda che l’arbitro di Nola è lo stesso che arbitrato Cesena-Milan, oltre al danno della partita persa a Brescia, la Roma si trova a fronteggiare la beffa di una squalifica di tre giornate comminata a Philippe Mexes, dell’inibizione fino al 30 settembre del direttore sportivo Daniele Pradè e della multa di 3.000 euro a Gian Paolo Montali, rei di essere entrati senza autorizzazione negli spogliatoi e aver rivolto espressioni irrispettose o ingiuriose all'arbitro.
Il racconto della quarta giornata, dunque, sembra essersi trasformata in un vero e proprio bollettino di guerra. Con gli altri presidenti pronti a puntare il loro dito contro una classe arbitrale che, almeno per il momento, sembra inadeguata. Tanto più nella stagione in cui l’Aia ha inteso separare i fischietti di serie A da quelli della serie cadetta, limitando a 20 il numero degli arbitri deputati a dirigere nella massima serie ed eliminando la possibilità di essere 'declassati' in serie B. Una forma di tutela che paradossalmente potrebbe arrivare a condizionare i direttori di gara, rei di sentirsi troppo sicuri e garantiti. Ma soprattutto una formula che elimina gli aspetti positivi di una classe di fischietti 'amatoriali' senza che il calcio possa ricevere i benefici che deriverebbero dal professionismo arbitrale. Una chimera ben lontana dall’essere raggiunta.
Nexta
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