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Bisognava provarci fino alla fine e comunque chiudere il campionato a quota 80 punti, una cifra simbolica ma anche molto sostanziosa, a registrare una stagione eccezionale. E così è stato: la Roma vince a Chievo 2-0 una partita dal sapore inconfondibilmente primaverile, roba da tutti a casa. Non le riesce però di raggiungere l’obiettivo primario, quello più importante, la conquista dello scudetto.
Per una manciata di minuti il tricolore è stato virtualmente cucito sulla maglia giallorossa. Quei minuti finali del primo tempo dove prima Vucinic e poi De Rossi regalano un’effimera vetta della classifica. Poi il gol di Milito a Siena ricaccia tutti indietro, uccide le speranze. Alla curva giallorossa, oggi nutrita quanto mai (18.000 persone dalla Capitale, colonizzato mezzo Bentegodi), non resta che cantare e sventolare bandiere. Secondi sì, ma a testa altissima.
Partita surreale, con un occhio al campo e un orecchio alle radioline per captare segnali da Siena. Dove però tutto tace. Allora la Roma, che parte piano contro un Chievo non proprio con il coltello tra i denti, inizia ad alzare i ritmi. Al 22’ palo esterno di Totti. Ancora il capitano, poi Vucinic si fanno vedere dalle parti del portiere del Chievo. Che capitola al 39’: De Rossi lancia per Vucinic, il montenegrino di destro batte Squizzi.
Al 46’ De Rossi mette la partita in ghiacciaia: destro da 25 metri e pallone sotto l’incrocio dei pali. 2-0, missione compiuta. Ora non resta che aspettare. Si va negli spogliatoi a tirare il fiato, poi si ritorna in campo. L’illusione dura poco, ad infrangerla è il solito Diego Milito. La notizia del gol paralizza la Roma, il Chievo respira un po’ e prova a impensierire Julio Sergio. Ma a Verona c’è poco da fare, la partita scivola via pigramente, tra girandole di cambi e cori di sostegno dalla curva giallorossa. Il triplice fischio dell’arbitro, la firma al campionato 2009-2010 è dell’Inter. Roma seconda a 80 punti, c’è di che esserne orgogliosi. In fondo al cuore casomai solo un piccolo rimpianto, una puntura di spillo. Ripensando al patatrac contro la Sampdoria.
Nexta
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