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Serie A, Nicchi lancia l'allarme: "Senza il voto degli arbitri, si rischia una nuova Calciopoli"

Il presidente dell'Aia tuona a RadioUno: "C'è qualcuno che vuole mettere le mani sulla nostra categoria. Il rischio sciopero esiste"

Marcello Nicchi, presidente Aia - Foto www.imagephotoagency.it

11:35 - 16 Aprile 2018

Marcello Nicchi, davanti alla possibilità che gli arbitri siano privati del 2% dei voti in Consiglio Federale e nelle assemblee elettive, lancia un grido d'allarme: "Vogliono indebolire il peso politico degli arbitri e questo significa minare la nostra indipendenza, la nostra forza, aprire scenari nefasti di un passato ancora da dimenticare - grida il presidente dell'Aia ai microfoni di RadioUno - Mettere le mani sugli arbitri significa che ognuno dice la sua nelle designazioni e nel modo di arbitrare. Potrebbe essere l'inizio di una nuova Calciopoli che è nata proprio perché c'era gente che metteva bocca in cose che non gli competevano ".

Il presidente dell'Aia è un fiume in piena: "L'arbitro deve votare perché è un principio democratico. È anacronistico che il Coni voglia togliere il diritto di voto ai direttori di gara per aumentarlo ai professionisti". Poi esalta la classe arbitrale italiana: "Ieri si è confermato che i nostri arbitri sono di grande valore e spessore tecnico sono il fiore all'occhiello di una Federazione che allo stato attuale non esiste". Ma non esclude un eventuale sciopero davanti a questi problemi: "Sto cercando di evitare lo sciopero ma si sappia che se un giorno qualcuno arriva al campo e non trova l'arbitro, non resti sorpreso. I riconoscimenti sono dovuti, anche all'estero gli arbitri partecipano all'elezione federale". 

Nicchi commenta infine le parole di Buffon e Agnelli dopo l'eliminazione della Juventus in Champions contro il Real: "Buffon è un grande campione che si avvia ad una bellissima carriera dirigenziale, ma a certi livelli bisogna stare attenti a cosa si dice perché ci sono i ragazzi che ascoltano. Se fosse successo in Italia avrei difeso l'arbitro, che non può essere offeso e minacciato né prima, né durante e né dopo. Poi ci sono gli organi che devono giudicare". Sulle parole di Agnelli contro il designatore dell'Uefa Collina ha sorvolato: "Non posso agire sul modo di pensare di un dirigente italiano", ha concluso Nicchi.

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