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Più che una ristrutturazione è un’epurazione. La nuova Juventus, come è logico che sia del resto, non sta nascendo in campo, ma dietro la scrivania, a tavolino, nella sede societaria. Tutti sono concentrati sul prossimo mercato, sulla spasmodica ricerca di un difensore (Bonucci e/o Ranocchia), di un esterno sinistro (Vargas), di uno o più attaccanti (Pazzini). Ma il nuovo corso Agnelli-Marotta per il momento è attento soprattutto a modellare l’impianto societario.
Lunedì è stato il giorno dell’addio di Roberto Bettega. Breve parentesi la sua: (ri)chiamato a Torino a dicembre con il curioso ruolo di vicedirettore generale, avrebbe dovuto affiancare Jean Claude Blanc e raddrizzare la barca. E invece la barca ha continuato la sua deriva fino ad affondare. L’esautoramento di Bettega è stato solo il più vistoso, perché prima di lui già in molti hanno preso cappello e salutato la Juventus.
Via il direttore sportivo Secco, il capo degli osservatori Castagnini, il team manager Boaglio, l’allenatore della Primavera Bruni, oltre chiaramente agli staff tecnici di Ferrara e Zaccheroni. A questo punto balla anche la posizione di Blanc, in teoria lasciato a gestire le vicende finanziarie (ambito in cui, al contrario delle questioni prettamente tecniche, ha dimostrato un’indubbia competenza). Anche perché, con Euro 2016 affidato alla Francia, potrebbe far ritorno in patria.
Solo dopo aver ridefinito l’organigramma del club la Juventus si getterà anima e cuore nel mercato dei giocatori. E anche lì si annuncia rumor di forbici: tagli all’orizzonte per Trezeguet, Camoranesi, Diego, Melo, Amauri, Grosso, Giovinco, oltre a Cannavaro a cui non verrà rinnovato il contratto.
Nexta
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