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Dopo il disastro del Belgio, la Ferrari ha pochi GP a disposizione per raddrizzare una rotta che sembra ormai compromessa. 41 punti di distacco di Alonso da Hamilton e poche gare ancora in calendario (con l’incognita Corea): missione quasi impossibile per il Cavallino ben poco rampante, al di là dell’ottimismo di maniera espresso da tutti, da Domenicali in giù.
In mezzo c’è pure il Consiglio della Fia dell’8 settembre che deve decidere sul sorpasso di Alonso su Massa ad Hockenheim, ma per il momento meglio non pensarci: bastano i problemi in pista. Il 12 settembre il circus torna di scena a Monza, poi Singapore, Suzuka, Yeongam (non confermato), San Paolo e Abu Dhabi, in un’alternanza di pronostici e scongiuri: Monza e Singapore a naso sembrano favorevoli alla Ferrari, San Paolo e Abu Dhabi alla Red Bull.
Di sicuro il GP d’Italia sarà però dirimente. Come lo è stato in passato tante volte per la Ferrari: sull’asfalto amico la Ferrari allora guidata da Michael Schumacher nel 2000 e nel 2003 trovò la forza di fare punti, ribaltare la classifica e poi portarsi a casa il Mondiale. Ma proprio a Monza la Rossa non vince dal 2006, l’ultimo sigillo fu di Schumacher. A Monza la Ferrari capirà molte cose.
Quella principale: sciogliere il nodo del dubbio, se continuare a lavorare su questa stagione sempre più pericolante oppure armarsi di pazienza, chiudere in armadio gli scheletri e concentrarsi sin da adesso sul prossimo anno. Di sicuro è in cantiere un nuovo pacchetto aerodinamico, da mettere in pista magari a Singapore. Nel frattempo il presente che incalza: tra l’8 e il 12 settembre, tra Parigi e Monza, la Ferrari si gioca quel che resta della sua stagione.
Nexta
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