Calcio fiorentino, tra calcio puro e sport di contatto si rinnova la tradizione

Calcio storico fiorentino
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Uno sguardo allo sport folkloristico tipico della città di Firenze. Cosa c’è da sapere

Il calcio storico fiorentino piacerebbe ai fautori del sovranismo – lo diciamo con un po’ di ironia – perché è uno sport storico a metà tra le regole del calcio e quelle degli sport da contatto che tiene particolarmente al livello di fiorentinità dei giocatori.

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Come si legge nel suo regolamento ufficiale: “Nel rispetto delle caratteristiche del calcio fiorentino e per salvaguardare la fiorentinità tipica del gioco tutti i calcianti dovranno essere nati a Firenze ovvero residenti nel Comune di Firenze o altro Comune della Città Metropolitana Fiorentina da almeno 10 anni ininterrottamente”.

Ma di cosa parliamo quando parliamo di rotolamenti nel sudore e nella sabbia, di uomini vestiti con abiti semitradizionali che lottano per segnare un punto all’avversario e di quattro squadre divise secondo i rioni storici della città?

Semplice; di calcio fiorentino. Ecco tutto quello che c’è sa sapere.

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Calciatori e gladiatori: le regole del gioco antico

Il calcio storico fiorentino è uno sport antico a metà tra folklore, tradizione e sforzo fisico. Le sue origini sono antiche – prime testimonianze nel XIV secolo – ed è una competizione che mescola le regole del calcio moderno, con il rugby e con la lotta corpo a corpo. Ogni anno a giugno, in occasione dei festeggiamenti per il patrono della città – San Giovanni Battista – si gioca la finale. Le quattro squadre del campionato – le uniche – sono rappresentative dei quattro rioni storici di Firenze. Ci sono i Bianchi di Santo Spirito, i Rossi di Santa Maria Novella, i Verdi di San Giovanni e gli Azzurri di Santa Croce. La finale si gioca a Santa Croce trasformata in un campo di calcianti. La manifestazione è molto sentita in tutta la città ed è accompagnata da un tifo sfrenato e da un corteo storico in costume che attraversa il capoluogo.

Ogni squadra è costituita da 27 calcianti. I giocatori indossano i costumi tipici del Rinascimento. Il campo è controllato da un arbitro e sei segnalinee. Essere tra i calcianti è considerato un onore e un impegno e i giocatori si allenano tutto l’anno per la finale di giugno.

Ogni squadra deve fare goal nella rete avversaria e la palla si può passare sia con le mani che con i piedi. Sono ammessi gli scontri fisici e prese che ricordano la lotta greco-romana.

Non ci sono regole particolari e negli anni si è cercato di limitare gli scontri e le scorrettezze in campo con restrizioni anti-violenza. Si tratta di uno sport duro anche perché i giocatori non possono essere sostituiti e quindi anche dopo aver ricevuto un colpo, molti di loro tendono a rimanere in campo sanguinanti pur di non svantaggiare la squadra. Su questo aspetto si è cercato di porre un freno proprio negli ultimi anni. Lo spettacolo è quindi adrenalinico e triviale al tempo stesso. Negli anni qualche partita – come la semifinale del 2006 – è stata interrotta per rissa. Nel 2017 hanno vinto i Bianchi.

Se si vince, si vince per la gloria e per il dono simbolico di un vitello di chianina, fatto sfilare per le strade della città e non per ricevere premi in denaro.

Calcio fiorentino: chi ha vinto l’ultima edizione?

Nell’edizione del giugno 2018 hanno vinto i Rossi, dopo anni che la finale era esclusiva dei Bianchi e degli Azzurri. Cosa succederà quest’anno?