Gare di ciclismo, presto pagheranno anche gli spettatori in strada?

Gare di ciclismo
Istock

Un folklore umano che è diventato parte integrante dello sport su due ruote. Cosa potrebbe cambiare?

C’è un’immagine che contraddistingue le gare di ciclismo. Un frame che arriva anche dalle immagini televisive, e che è proprio frutto della cultura che le grandi competizioni su due ruote sono in grado di aggregare su di loro.

Parliamo del pubblico a bordo pista sulle strade, ossia quell’insieme di colore, ole, grida e soprattutto passioni, che aspetta anche per molto tempo che il ciclista gli passi davanti. Spesso solo per comunicargli il proprio entusiasmo. Mentre intorno, tutto è una festa che si trasforma in folklore con tanto di barbecue e riti collettivi specifici.

Questo pubblico, alla pari di quello che assiste ad altri tipi di competizioni sportive come la Formula 1, o il tennis, o il calcio, è parte integrante del grande show. Tuttavia, non avendo riservato per sé nessuna seduta speciale, anche in omaggio all’origine campestre dei giri, lo show in Italia è sempre stato gratis. Adesso però esistono esperimenti diversi che contano sul pubblico pur di generare introiti. Prove generali che per ora hanno cambiato in maniera sporadica le regole delle corse in linea.

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Ultimo aggiornamento il 23 Luglio 2019 06:31

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Gare di ciclismo: la proposta per fare pagare gli spettatori sul bordo strada

Come rivela un articolo di Agi, pare che il patron del Giro delle Fiandre abbia annunciato la svolta per aumentare gli introiti. Ossia cambiare il profilo degli spettatori e renderli paganti.

L’idea del patron Wouter Vandenhaute è stata quella di creare un circuito dove i corridori passino anche tre volte, così che gli spettatori abbiamo più possibilità di vederli da vicino e vendere poi questi posti speciali a carissimo prezzo. Di solito però dal pubblico a tappe gli introiti vengono generati non tanto da un’ospitalità chiusa e a pagamento, ma dagli stand che offrono birra, cibo e altri generi di conforto durante tutto il circuito. Per ora pare che le cose in Italia non cambieranno e che il modello non sia esportabile nel percorso a tappe. Sicuramente però l’esperimento belga è curioso e magari sarà destinato a nuove idee imprenditoriali. Specialmente se le entrate tradizionali caleranno e per questo si potrà pensare a una pura rivoluzione.