Touch, la versione ‘soft’ del rugby

touch
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Una variante del rugby molto diffusa e sempre più amata, specialmente dai club junior

Niente placcaggi ma ‘tocchi’: è da questa fondamentale differenza con il rugby classico che si distingue il touch. Variante più soft ma dai valori condivisi con il rugby a 13 – rispetto dell’avversario, lavoro di squadra, disciplina – utilizzato a volte come semplice allenamento, o come riscaldamento. Ma oramai da diversi anni anche il touch vive di vita propria. Con una sua federazione, nazionale e internazionale, un regolamento, e i suoi tornei.

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Touch, storia e regole principali

Nato in Australia negli anni ’20 come Touch Football, lo si praticava per allenamenti o come sport non competitivo. Nel tempo si cominciarono a definirne le peculiarità, le regole vennero uniformate e diventò, alla fine degli anni ’60, un mondo a sé stante rispetto al rugby classico. Nacque nel 1968 il South Sidney Touch Football Club, prima società di touch ufficialmente distaccata dalla Rugby League. Da lì in avanti sorsero nuove squadre e società, e che inizarono a competere nei primi tornei ufficiali. Il touch è oggi diffuso ovunque nel mondo, e lo si pratica particolarmente nelle squadre junior, dato il minore fattore di rischio di infortuni. La Federation of International Touch (FIT) è l’organo di governo mondiale di questo sport. Mentre l’ente italiano ufficialmente riconosciuto dalla FIT è Italia Touch. Il primo regolamento ufficiale della International Rugby Board è stato stilato nel 2010.

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Come si gioca?

Veniamo al dunque. Il touch prevede che in campo vi siano solo 6 giocatori o giocatrici (questa disciplina è anche nota come Six Down). Ma una squadra può avere fino ad altri 7 atleti in panchina. Si gioca su un campo di 80 metri di lunghezza comprese le zone di meta, per 50 metri di larghezza. Come accennato, la grande differenza nell’azione di gioco rispetto al rugby è che non esiste il placcaggio. L’atleta con la palla può essere ‘toccato’ da un avversario (con la mano) in un punto qualsiasi del corpo o direttamente sulla palla. Quando questo avviene deve fermarsi ed effettuare un’azione che si chiama rollball, durante la quale la palla viene messa a terra e un avversario la prende per ricominciare il gioco.  La palla non si calcia, e non deve cadere a terra. Se questo avviene, si verifica un cambio palla. Oltre ai placcaggi, in questa disciplina non esistono mischie. Naturalmente la vittoria va alla squadra che effettua più mete.