Perché i rugbisti non trovano lavoro

ingaggi nel rugby
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Il rugby mercato è pieno di intoppi che rendono difficile trovare ingaggi ai giocatori, afferma un agente sportivo

Il mondiale è alle porte, e lo scorso anno, secondo il report di World Rugby, la disciplina con la palla ovale ha guadagnato più consensi che mai. Eppure, nonostante il momento di grande visibilità, i rugbisti faticano a trovare ingaggi. È quello che racconta un agente sportivo, Tom Beattie, a Rugbypass, sottolineando come ci siano degli ‘ingranaggi inceppati’ che impediscono agli atleti di emergere e soprattutto di firmare contratti stagione dopo stagione. L’agente lavora per TDB Sports, società che rappresenta alcuni giocatori di rilievo, tra cui Don Armand, Nick Grigg, Sione Kalamafoni e Demetri Catrakilis. Ma quali sarebbero gli ostacoli che rendono gli ingaggi nel rugby così problematici?

Ultimo aggiornamento il 24 Ottobre 2019 00:07

Ingaggi nel rugby problematici

I club sono spesso in ristrettezze economiche, innanzitutto. Accade quindi che il mercato rimanga a lungo in stand-by, nell’attesa che, magari, per qualche giocatore si offrano contratti al ribasso. A scapito degli atleti, naturalmente: attualmente, afferma Beattie, molti giocatori sono senza contratto. Inoltre, il tetto salariale è rigido, e alcuni atleti rimangono per diverse stagioni nella stessa posizione, non potendo approfittare di contratti più vantaggiosi. In ogni caso, l’agente non reputa il tetto salariale un aspetto del tutto negativo, perché garantisce stabilità nel mercato e implica lascia alle sole società ricche la possibilità di acquistare i giocatori più forti.

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Ultimo aggiornamento il 24 Ottobre 2019 00:07

C’è un altro aspetto che rende difficile trovare ingaggi nel rugby: il tetto al numero di giocatori stranieri che applicano alcuni club. Parliamo di società importanti, come l’Inghilterra e la Francia, che richiedono che più della metà della squadra sia ‘nativo’. Pena sanzioni economiche. Questa regola è stata applicata perché in alcune stagioni passate i giocatori stranieri e soprattutto extracomunitari (specialmente da Fiji, Australia, Nuova Zelanda) sono stati in maggioranza. Anche altri club, come l’Irlanda e la Scozia, stanno promuovendo normative che incentivano l’ingaggio di giocatori locali, così come il Galles. Il punto, conclude l’agente, è che in questo modo molti giocatori vedono restringersi le possibilità di ingaggi internazionali, e devono fare i conti – letteralmente – con il numero di stranieri per club.

Non ci sono garanzie” afferma Beattie, che snocciola alcuni esempi di giocatori che hanno attraversato o stanno attraversando fasi di stallo pur avendo dimostrato di essere dei campioni, come Sam Hidalgo-Clyne. “Puoi essere un giocatore fantastico e non avere un lavoro”, è l’amara constatazione dell’agente. Potete leggere l’intervista integrale a questo link.