World Cup del Giappone, il tema caldo sono i tatuaggi

tatuaggi rugby
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I giocatori di rugby tatuati potrebbero avere qualche problema nel mondiale del Giappone

C’è un tema che sta facendo discutere da diversi mesi. E sta creando un certo imbarazzo nel paese che ospiterà le più importanti competizioni mondiali tra questo e il prossimo anno, il Giappone. Disagio che, naturalmente è trasmesso anche alle migliaia di atleti, membri di società, tecnici, spettatori che raggiungeranno il paese per le partite della Rugby World Cup 2019. E successivamente le Olimpiadi di Tokyo 2020. Il pomo della discordia? I tatuaggi.

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Ultimo aggiornamento il 16 Dicembre 2019 03:47

Niente tatuaggi alla World Cup?

Il Giappone infatti, nonostante abbia una tradizione molto antica chiamata Irezumi che vedeva il tatuaggio come simbolo di buon auspicio, segno protettivo, quasi un talismano, in tempi più recenti ha completamente cambiato opinione su questa forma di body art. Divenuta emblema di appartenenza alla criminalità organizzata, in particolare alla celebre Yakuza, l’arte di dipingere il corpo è oggi percepita come irrispettosa dalla cultura nipponica. Tanto che nella maggior parte dei luoghi pubblici è vietato sfoggiare i tattoo, o per lo meno è buona norma evitare. Tra questi luoghi pubblici ci sono anche le spiagge, ma soprattutto i celebri bagni e stazioni termali (onsen) che sono uno degli aspetti più gradevoli di un viaggio in Giappone. Oltre che parte della quotidianità per i locali.

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Ma torniamo allo sport. La polemica è iniziata lo scorso anno, quando il Giappone ha chiesto ai rugbisti pronti alle sfide della World Cup 2019 di coprire i loro tatuaggi. Un’impresa, considerando quando questa arte sia invece comune tra i giocatori di rugby. Si è dunque azzardata l’ipotesi di chiedere di coprire i tatuaggi solo al di fuori del campo da gioco, senza imporre alcun divieto durante le partite. Oggi, sembra che il Giappone stesso stia ‘cedendo’, affermando, tramite alcuni portavoce, di non richiedere alcuna copertura agli atleti. Ma di apprezzare comunque chi lo farà, per dimostrare rispetto verso il paese che li ospita. Insomma, nessun divieto, ma una richiesta di cortesia. Il tema si riproporrà con le Olimpiadi, naturalmente. E un nodo cruciale della questione riguarda il pubblico.

Migliaia di persone giungeranno in Giappone per seguire le competizioni. Il rischio è che non possano godere di onsen, bagni e diversi tipi di luogo pubblico se sono tatuati. Riducendo notevolmente gli introiti per chi li gestisce. Dunque, riportano Rugbypass e il Guardian, diversi centri stanno pensando a deroghe e permessi speciali, che durino il tempo delle manifestazioni sportive. Oppure, suddividere gli orari di accesso per ‘tatuati’ e ‘non tatuati’. In diverse città si sta concedendo la libertà ai centri di decidere autonomamente, mentre in alcune località le amministrazioni stanno pensando a normative locali per regolarizzare il tutto. C’è comunque da sottolineare che per alcuni gestori di onsen potrebbe essere un modo di farla finita con un tabù ormai obsoleto, che limita gli affari della categoria. Specialmente nelle località più turistiche. Intanto nel paese, riporta Japantimes, la polemica è innescata, ed è più viva che mai.