Ancelotti e il turnover che il Napoli non può più sbagliare

Il Napoli di Carlo Ancelotti è atteso dalla definitiva consacrazione. Nell’estate appena terminata, in mezzo a tanti cambi di panchina (Conte all’Inter e Sarri alla Juve, tra i principali rivali), il tecnico di Reggiolo è rimasto in azzurro. L’obiettivo è di migliorare quanto fatto nella passata stagione, sia in Italia che in Europa. Per restare aggrappati alla vetta, approfittando anche dello scontro diretto tra Inter e Juventus, Mertens e compagni domenica sera (ore 18), dovranno battere a Torino i granata dell’ex tecnico Mazzarri e non ripetere lo scivolone di fine settembre contro il Cagliari.

Una difesa da registrare

Considerato, insieme all’Inter, il principale antagonista della Juve, le prime partite stagionali del Napoli hanno presentato invece di una squadra in rodaggio, beffata dai bianconeri (4-3, autogol di Koulibaly) e incapace di abbattere il muro del Cagliari al San Paolo (0-1). Gli azzurri occupano ora il terzo posto, a -4 punti dalla Juventus e a -6 dall’Inter capolista. A differenza di queste due squadre, il Napoli ha mostrato una difesa più fragile: sono già 10 i gol subiti, contro i 5 dei bianconeri e i due incassati dai nerazzurri.

Rotazioni “strong” da 8 calciatori

Difficile trovare un’unica causa per questo inizio di stagione, anche se sulla graticola è finito Ancelotti e l’utilizzo, ritenuto da molti “eccessivo”, del turnover. Tra campionato e Champions il tecnico non ha mai schierato la stessa formazione due volte di fila. Dopo una rotazione “moderata” nei primi quattro turni di A, Ancelotti ha fatto 8 cambi tra Liverpool e Lecce e tra Lecce e Cagliari. Scesi a 4 la giornata successiva nella vittoria sul Brescia. Una girandola che avrebbe reso difficile ai nuovi acquisti di entrare nei meccanismi della squadra.

Se il potenziale forse non è stato ancora sfruttato del tutto, sulla carta i nuovi acquisti hanno certamente alzato il livello della rosa del Napoli. Esattamente ciò che aveva chiesto Ancelotti alla fine della scorsa stagione, avendo la necessità di una maggiore qualità in ogni reparto per gestire i molti impegni. In troppe occasioni infatti il Napoli edizione 2018/19  aveva lasciato punti e vittorie per strada. Aurelio De Laurentiis ha assecondato le richieste del tecnico con un mercato di valore.

Un mercato soddisfacente

Il reparto difensivo è stato migliorato con gli innesti di Kostas Manolas e Giovanni Di Lorenzo, quest’ultimo sorpresa dell’Empoli nella scorsa stagione con 5 gol e 3 assist in 37 partite. Pacchetto arretrato che però ha perso Raul Albiol. La mediana ha acquistato imprevedibilità con l’arrivo del jolly Eljif Elmas, macedone classe ’99 già pronto per i grandi palcoscenici. Il colpo dell’estate ha riguardato il reparto offensivo: a Castel Volturno è arrivato Irving Lozano, pagato al PSV 42 milioni di euro (la cifra più alta spesa da De Laurentiis nei suoi 15 anni di gestione). Il messicano è un’ala sinistra che abbina tecnica a velocità, oltre a vantare una certa esperienza internazionale accumulata tra club e Nazionale. A far compagnia a Mertens, Milik, Insigne e Callejon è spuntato all’ultimo anche Fernando Llorente, centravanti che si è svincolato dal Tottenham.

Ora Carletto ha il compito di rendere il Napoli una squadra vincente, oltre che gradevole sul piano del gioco. Il suo curriculum parla chiaro: ha sollevato coppe con Milan, Chelsea, PSG, Real Madrid e Bayern Monaco. Adesso i tifosi si aspettano che lo faccia anche a Napoli, dove un trofeo manca dal 2014 (Coppa Italia e Supercoppa Italiana). Lo scorso anno, in campionato, gli azzurri si sono accomodati al secondo posto, dietro all’imprendibile Juventus. In Champions, invece, non sono bastati 9 punti e una vittoria col Liverpool per superare il girone con i Reds, il PSG e la Stella Rossa. Non è andata meglio in Europa League, con la doppia sconfitta ai quarti di finale contro l’Arsenal, così come in Coppa Italia (elminazione sempre ai quarti, per mano del Milan). Una stagione dunque interlocutoria, che il Napoli intende riscattare quest’anno. Per farlo Ancelotti non può più sbagliare il turnover, moderato o estremo che sia.