Torino, Mazzarri verso l’esonero. Panchina a Longo fino alla fine della stagione

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Una svolta per ridare colore ad una stagione sempre più grigia. Il presidente del Torino, Urbano Cairo, dopo l’umiliante 4-0 rimediato contro il Lecce, ha optato per il cambio di guida tecnica. La notizia ancora non è ufficiale, ma Walter Mazzarri è vicino all’esonero e può già considerarsi l’ex tecnico del Torino. Al suo posto Moreno Longo, con un passato in granata sia da giocatore che da mister delle giovanili. A lui il compito di traghettare la compagine torinista fino al termine della stagione, cercando di ridarle quello spirito proprio del suo dna.

Perché il tecnico toscano ha fallito

Esonero inevitabile quello di Mazzarri, dopo una prima parte di stagione ben al di sotto delle aspettative. Dopo un anno e mezzo sulla panchina granata, in cui la squadra era progressivamente cresciuta fino a lottare per l’Europa League (poi guadagnata grazie alla rinuncia del Milan) era lecito aspettarsi ulteriori miglioramenti. Al Toro grintoso dello scorso campionato, invece, è succeduta una squadra poco convincente e incapace di fare il salto di qualità.

Sono molte infatti le occasioni cui il Torino, chiamato a dare decisi segnali di crescita dopo alcuni risultati positivi, ha mancato l’appuntamento. Le prime due vittorie in campionato, contro Sassuolo e Atalanta, lasciavano ben sperare il popolo granata. Le due successive gare con Lecce e Sampdoria erano due ottime occasioni per proseguire un inizio di campionato da sogno. Niente da fare: Toro sconfitto da salentini e doriani a causa di due prestazioni decisamente poco convincenti.

Un’ulteriore chance per spiccare il volo è arrivata a fine 2019. Dopo due importanti vittorie ottenute contro Genoa e Fiorentina, la squadra di Mazzarri aveva l’occasione per chiudere al meglio l’anno solare. Ancora una volta sono emersi i limiti della squadra in fatto di personalità: contro il Verona, in vantaggio per 3-0, i granata si sono fatti rimontare fino al 3-3, mentre contro la Spal fanalino di coda è arrivata addirittura una sconfitta. Un Toro dunque avvitato su sé stesso, ma il peggio deve ancora arrivare.

Un inizio 2020 da incubo

Il nuovo anno porta in dote al Toro una convincente vittoria sul campo della Roma. Che sia la tanto agognata svolta, avvalorata dalla successiva vittoria contro il Bologna? Assolutamente no. Nel match del Mapei Stadium contro il Sassuolo, il Torino viene sconfitto per 2-1 e Mazzarri perde definitivamente il polso della squadra. Emblematica in tal senso la batosta contro l’Atalanta, che ha imposto tra le mura amiche granata un roboante 7-0. Un ko inaccettabile per portata e atteggiamento mostrato, a cui si sommano l’uscita dalla Coppa Italia per mano del Milan (dopo una gara in mano quasi fino al fischio finale) e il recente 4-0 contro il Lecce. Squadra e allenatore erano ormai due pianeti diversi: inevitabile un cambio di rotta.

Un mercato poco convincente

Se Mazzarri non ha saputo migliorare la sua squadra in questi mesi, certamente hanno le loro colpe anche giocatori e società. I componenti della rosa granata, infatti, raramente hanno messo in campo quel tremendismo che ha reso il Toro una squadra unica nel suo genere. Da segnalare anche l’immobilismo sul mercato da parte del patron Cairo, tanto in estate quanto nella sessione invernale appena conclusa. Prima dei turni preliminari di Europa League, in programma tra luglio e agosto, non è arrivato alcun rinforzo in grado di portare esperienza internazionale alla corte granata. Una lacuna palesata contro Wolverhampton, che ha escluso il Torino dalla manifestazione già prima della fase a gironi.

Simone Verdi e Diego Laxalt sono stati i colpi last minute del mercato estivo, ma entrambi non sono riusciti a dare la svolta sperata. Il loro inserimento è stato più lento del previsto e il contesto di squadra tutt’altro che collaudato non li ha certo aiutati. Inoltre, nella prima parte di stagione il Toro ha palesato delle lacune nella costruzione della manovra. Limite dovuto ad un centrocampo fin troppo muscolare, identico a quello dello scorso anno e che non è stato rinforzato a dovere in estate.

Il mercato invernale non ha portato ulteriori innesti, ma sono cessioni di alcune alternative (Bonifazi alla Spal, Iago Falque al Genoa e Laxalt al Milan). Un atteggiamento apparso ai più inspiegabile che, sommato alle continue contestazioni alla presidenza da parte del popolo torinista, potrebbe far pensare ad un imminente cambio alla guida del club. Intanto c’è da terminare al meglio questa stagione, senza ulteriori dispiaceri ed evitando crolli impensabili qualche mese fa.