Dalla Samp di Vialli-Mancini al Genoa di Bagnoli. Il 4-1 dell’Atalanta al Valencia ha il sapore delle imprese anni ’90

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La Dea del mago Gasperini continua a regalare numeri ad effetto. La Champions League giunta agli ottavi, il teatro di San Siro e il Valencia sembravano muri insormontabili per l’Atalanta, che invece ha confermato di meritare l’Olimpo del calcio europeo. Con il 4-1 ai danni degli spagnoli ha ancora una volta incantato tifosi, oltre ad alzare notevolmente le sue possibilità di passaggio del turno.

Tutti protagonisti nell’orchestra atalantina

“Qualunque cosa succeda, sii te stessa”. Il tecnico Gian Piero Gasperini deve aver detto questa frase alla sua squadra, prima di scendere in campo in un San Siro invaso da circa 45mila cuori atalantini. Per sfruttare al meglio l’occasione storica di giocare gli ottavi di Champions e non avere rimpianti, i bergamaschi avevano un’unica possibilità: giocare come avevano sempre giocato. Provare a mostrare anche in campo europeo quello splendido complesso di tecnica, velocità e aggressività che in Italia ha lasciato molte avversarie con le ossa rotte.

Detto, fatto: chi si aspettava un’Atalanta timida ha avuto una tremenda delusione. I nerazzurri di Gasperini sono scesi in campo con la ferocia di chi non vuole assolutamente abbandonare la competizione. Una sublime orchestra heavy metal in cui ognuno ha modo di essere protagonista. Emblematica in tal senso la varietà di giocatori con cui la Dea crea palle gol. Dopo i primi due tentativi andati a vuoto con Gomez e Pasalic, è Hans Hateboer a firmare il vantaggio sfruttando un preciso cross dalla sinistra del Papu.

Il gol dà ancora più slancio all’Atalanta e tramortisce il Valencia, che solo intorno alla mezzora si sveglia andando due volte vicino al pareggio. Un fuoco di paglia in un primo tempo tutto di marca atalantina, nei cui minuti finali sale in cattedra Josip Ilicic. Lo sloveno riceve palla al limite dell’area e lascia partire un destro che si insacca all’incrocio dei pali. Ciliegina sulla torta per il fantasista ex Fiorentina, in una gara in cui più volte si è messo a servizio dei compagni servendoli con assist illuminanti. Uno per tutti, tutti per uno: un motto che ha consentito ai moschettieri bergamaschi di disputare probabilmente – visti anche contesto ed avversario – il miglior primo tempo della stagione.

Ripresa tra show e sofferenza

Il secondo tempo dovrebbe cominciare con un Valencia incarognito e voglioso di riaprire la gara. Intenzioni stoppate da un’Atalanta che vuole continuare a divertire e a divertirsi. Dopo un’occasione fallita da Gomez, è Remo Freuler a prendersi la scena con un destro a giro che lascia inebetito il portiere avversario. Nerazzurri sul 3-0 e pubblico in delirio, ma non è ancora finita. Dopo una clamorosa occasione fallita da Maxi Olivera, uno scatenato Hateboer viene lanciato verso la porta e, a tu per tu con Domenech, non sbaglia firmando la doppietta personale.

L’Atalanta sta volando in una notte che spera non finisca mai, ma le sue ali vengono tarpate dall’orgoglio valenciano. I Blanquinegres infatti segnano il gol della speranza con Cheryshev – appena entrato – e sfiorano la seconda segnatura più volte nei minuti successivi. Si tratta del momento più difficile della gara per la Dea, perché ogni gol subito in più tra le mura amiche può rivelarsi fatale. I nerazzurri tengono il risultato sul 4-1 dimostrando la loro grandezza nel saper soffrire, oltre che nel dare spettacolo in avanti. Al fischio finale, per squadra e tifosi comincia una notte che difficilmente verrà dimenticata.

Una storia che ricorda gli anni ‘90

Una grande favola quella dell’Atalanta, frutto della voglia di vincere senza farsi spaventare da competizioni mai affrontate e da avversari blasonati. Un qualcosa che in Italia – eccezion fatta per il clamoroso 3-0 con cui la Roma ribaltò il Barcellona nel 2018 – non si vedeva da tempo. Una storia stile anni ’90, quando la Serie A dominava in lungo e in largo le competizioni europee con ogni formazione che partecipava.

Oltre alle famose sette sorelle, che potevano vantare i migliori giocatori del mondo, anche altre squadre facevano la voce grossa in Europa. Dalla Sampdoria di Vialli e Mancini – in finale di Coppa dei Campioni nella sua prima partecipazione – al Genoa di Bagnoli che in Coppa Uefa arriva in semifinale dopo aver violato Anfield (prima italiana a riuscirci). Dal Torino di Mondonico – a cui l’Ajax e i pali negano la conquista della Coppa Uefa – al Cagliari della coppia gol Dely Valdes-Oliveira, capace di farsi strada in Uefa fino alle semifinali. Fino ad arrivare al Vicenza di Guidolin, arrivato al penultimo atto della Coppa delle Coppe. Storie meravigliose di un calcio che non c’è più, tornato di moda grazie a Gasperini e i suoi ragazzi. Ancora è presto per dire quanto sarà lungo il cammino europeo dei nerazzurri, ma già il 4-1 al Valencia li proietta con pieno merito nella storia del calcio italiano.