Giocatori ‘fuggiti’ all’estero e tamponi ogni 4 giorni: perché riprendere il campionato non sarà semplice

“Tutto entro il 3 agosto”. Il diktat arriva dalla Uefa e prevede che campionati e coppe della stagione in corso si chiudano prima della data indicata. Nessun annullamento, almeno per ora. Perché proprio il 3 agosto? Entro quel giorno la Uefa pretende di conoscere le squadre qualificate alle competizioni europee della stagione 2021-22. Tutti, quindi, si stanno organizzando. Compresa la Serie A, che studia la ripresa tra mille ostacoli: decreti governativi, riduzione ingaggi, controlli sanitari, ripresa degli allenamenti e giocatori “fuggiti” dall’Italia ma richiamati dai rispettivi club.

In campo entro inizio giugno

Il ritorno in campo passa ovviamente dal governo. Gli atleti professionisti non possono allenarsi in gruppo fino al 13 aprile. Ipotizzando un via libera dal 14, ci sono da mettere in conto almeno 3-4 settimane per consentire a tutti di rientrare in condizione. Scatterebbe infatti una sorta di ritiro, probabilmente in città appartenenti a Regioni che registreranno zero contagi, così da ridurre il rischio il più possibile. I club potrebbero dedicare una settimana a micro-sedute, con pochi giocatori ad allenarsi a turno, per poi riunire il gruppo intero. Ciò consentirebbe di effettuare i primi tamponi a tutti, escludendo da subito eventuali positivi.

Ci sono 12 giornate da giocare e 4 gare del 25° turno da recuperare: Atalanta-Sassuolo, Inter-Sampdoria, Torino-Parma e Verona-Cagliari. Queste potrebbero giocarsi tra il 20 maggio e il 31 maggio. Dopodiché si partirebbe con le altre giornate in calendario, a porte chiuse. Si giocherebbe di fatto ogni tre giorni, per chiudere il campionato a inizio luglio e per dare la possibilità ai club ancora in corsa in Champions League ed Europa League di tuffarvisi subito dopo (magari strutturate con final-four o final-eight).

Tamponi ogni quattro giorni

Il primo passo è ovviamente garantire la sicurezza ad atleti e staff. Dimenticatevi le consuete visite mediche dei calciatori. Il Coronavirus scompagina il protocollo e costringe i professionisti a stilarne uno completamente nuovo, che prevede l’idoneità sportiva anche a livello epidemiologico. Se nei prossimi giorni saranno diffuse indicazioni per la sicurezza di spogliatoi, locali comuni e servizi igienici negli impianti, ma anche “la gestione delle relazioni all’interno della squadra e nello staff”, le linee guida inviate a tutti gli atleti professionisti passano da una prima distinzione di fondo: chi è positivo e chi no.

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Da una parte i positivi accertati e i guariti, insieme a chi ha presentato i sintomi tipici del Covid-19: febbre ad almeno 37.5, tosse, astenia, dispnea, mialgia, diarrea, anosmia, ageusia. Chi rientra in questo gruppo deve sottoporsi a: test cardiopolmonare, ecocardiogramma color doppler, holter per 24 ore inclusivo anche di una seduta di allenamento, spirometria, esami ematochimici, radiologia polmonare. Dopo tutto questo ci dovrà essere un nullaosta infettivologico per la ripresa. Il periodo individuale di graduale recupero sarà di circa due settimane.

Dall’altra parte i negativi, i non testati e quelli che sono stati a contatto con i positivi (compagni di squadra o familiari). Dopo aver verificato la presenza o meno di anticorpi (che li svelerebbe come asintomatici) saranno sottoposti a tamponi ogni 4 giorni, scelta che apre il capitolo dedicato a due grossi problemi: i costi e le tempistiche per avere i risultati, visto che oggi i laboratori di ricerca del Paese sono ingolfati. Oltre al tampone, previsti un test da sforzo massimale, l’ecocardiogramma, la spirometria e le analisi ematochimiche.

Chi è ‘fuggito’ dall’Italia

Ci sono poi squadre che devono fare i conti con i propri tesserati stranieri che hanno lasciato l’Italia. Il nostro governo prevede una quarantena di 14 giorni per chiunque entri nel Paese. Ipotizzando una ripresa degli allenamenti dal 14 aprile, l’isolamento terrebbe lontano dal campo parecchi calciatori. Per questo motivo i club si stanno organizzando per richiamare, sin da ora, i giocatori attualmente all’estero.

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Il club più colpito sarebbe la Juventus, con nove giocatori lontano dalla Continassa: Szczesny, Danilo, Alex Sandro, Khedira, Pjanic, Rabiot, Douglas Costa, Higuain e Cristiano Ronaldo. Al secondo posto l’Inter: Handanovic, Godin, Moses, Young, Brozovic, Eriksen e Lukaku. Podio completato dal Parma: Kulusevski, Kurtic, Gervinho, Cornelius e Kucka.

Sono comunque coinvolte anche Bologna (Krejci), Brescia (Romulo), Cagliari (Olsen), Genoa (Ankersen, Lerager e Schone), Lazio (Lulic e Lukaku), Milan (Ibrahimovic e Leao), Sampdoria (Askildsen, Vieira e Yoshida), Spal (Zukanovic). Senza dimenticare poi la gestione dei calciatori risultati positivi, come Rugani, Matuidi e Dybala. Potranno tornare eventualmente ad allenarsi con i compagni dopo il doppio tampone negativo.